CATANIA – Rifiuti, incendi ed ecomostri: i primati della città etnea. La provincia di Catania occupa il quindicesimo posto per numero di reati ambientali accertati: 395 nel 2016. La vera bestia nera per la provincia etnea rimane il numero di incendi dolosi (un dato in linea con i fatti di cronaca di queste ore), roghi che mettono in ginocchio coltivatori e mandano in fumo ettari ed ettari di terreno. La città etnea è la dodicesima provincia più colpita da roghi con 99 infrazioni accertate, un dato in crescita rispetto al 2015. La Sicilia è la terza regione più colpita, 735 roghi, stime in aumento rispetto all’anno precedente. La fotografia scattata dal report di Legambiente “Ecomafia2017” traccia un quadro chiaro: diminuiscono i reati ma Catania si attesta comunque una delle province con il più alto numero di illeciti in materia di ambiente. Stime piuttosto eloquenti in linea con il trend meridionale e siciliano, ma anche il dato nazionale non scherza. Anzi, fa tremare le vene ai polsi: nel 2016 sono stati commessi 25889 illeciti penali al giorno, settantuno al giorno, uno ogni tre ore. Eppure, complice la legge entrata in vigore due anni fa e alla crisi di alcuni settori, si assiste a una sostanziale diminuzione degli illeciti ambientali (27.745 nel 2015).
Il dato rappresenta una flessione del 7% rispetto allo scorso anno. “Cresce il numero degli arresti 225 (contro i 188 del 2015), di denunce 28.818 (a fronte delle 24.623 della precedente edizione di Ecomafia) e di sequestri 7.277 (nel 2015 erano stati 7.055), a testimoniare una sempre maggiore efficacia dell’azione investigativa e repressiva”, si legge nel rapporto. “Inoltre nel 2016 il fatturato delle ecomafie scende a 13 miliardi registrando un – 32% rispetto allo scorso anno, dovuto soprattutto alla riduzione della spesa pubblica per opere infrastrutturali nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso e al lento ridimensionamento del mercato illegale”. Insomma, il risultato dipende anche dalla diminuzione della spesa pubblica e dalla crisi di settori chiave come quello edile.
Il Sud conquista la maglia nera e la Sicilia (3884 reati pari al 12% del totale) si piazza al secondo posto dopo la Campania nella classifica nazionale sebbene complessivamente il numero dei casi sia diminuito rispetto al 2015. Un pezzo di paese ancora ferito dal crimine e stretto dalla morsa degli ecoreati, ma che inizia ad alzare la testa. La terra siciliana, usando una metafora calcistica, occupa, per così dire, posizioni di alta classica nelle diverse categorie di illeciti ambientali analizzate da Legambiente. La regione sale sul gradino più alto del podio per reati contro gli animali (bracconaggio, commercio illegale di specie protette, abigeato, allevamenti illegali, macellazioni in nero, pesca di frodo, combattimenti clandestini, maltrattamenti): 1062 in totale (1030 denunce e 167 sequestri). Numeri in linea con quelli del 2015. Non stupisce che le attività più redditizie in questo campo siano le corse clandestine di cavalli, che costituiscono un terzo dell’intero fatturato delle rendite di reati contro gli animali: un business da tre miliardi annuali. La Sicilia però è al secondo posto anche nella classifica delle regioni che hanno registrato il maggior numero di procedimenti penali conclusi in materia d’ambiente: 426 in tutto.
Luci e ombre che ci consegnano anche la classica cartolina del panorama siciliano con tanto di ecomostro sullo sfondo. I peggiori abusi edilizi, infatti, si “materializzano lungo la costa” e alla Sicilia spetta il primo posto ex aequo con la Puglia: settecento manufatti per chilometro quadrato. “Villette, piscine, lidi, ristoranti, campeggi e resort, spesso costruiti direttamente sulla sabbia,” costituiscono il triste, quanto vario, campionario di “ecomostri” nostrani sebbene i reati accertati (211) siano in diminuzione. Nel campo dell’abusivismo edilizio si registra comunque un miglioramento della città etnea che non guida più la classifica siciliana, ma viene citata nel rapporto per le demolizioni dei fabbricati abusivi all’interno dell’Oasi del Simeto.
Lo smaltimento illegale di rifiuti è ancora una nota dolente, una delle attività che foraggia maggiormente la criminalità, e i reati sono in aumento. Nella classifica generale la Sicilia si piazza al quinto posto con 412 reati accertati, 628 denunce e 173 sequestri. Catania è la seconda città della regione dopo Palermo per numero di reati connessi alla gestione dei rifiuti: 47 illeciti 33 denunce 6 sequestri. Le cose, tutto sommato, migliorano rispetto al 2015 quando la città etnea guidava la classifica siciliana con il doppio dei reati. La Sicilia si piazza al quinto posto per furti di opere d’arte: 47 nel 2016. La Green economy si conferma l’ultima frontiera degli investimenti illeciti delle cosche. “La Sicilia è una delle regioni in cui le cosche sono potute penetrare più facilmente un settore in forte ascesa, complice la deregulation normativa e il fondamentale ruolo cerniera degli sviluppatori; che la scelta investigativa di concentrarsi sulla latitanza dei boss e sulla rete di fiancheggiatori ha portato alla luce quel sistema di alleanze tra mafiosi, politici, imprenditori e colletti bianchi che ha guidato l’assalto alle energie rinnovabili, sull’Isola e non solo”, si legge. Fa soprattutto il settore delle rinnovabili complici “i generosi aiuti europei” che le organizzazioni criminali utilizzano per ripulire i profitti delle attività criminali.

