Nata a Partanna (Trapani) il 4 settembre 1974, morta suicida a Roma il 26 luglio del 1992. Nel 1991 decide di collaborare come testimone di giustizia e si affida al giudice Paolo Borsellino. Nata in una famiglia mafiosa, subisce un lutto nel 1985 quando la mafia punta le armi da fuoco contro suo padre, Vito.
Con la morte del padre la ragazza si lega al fratello Nicolò, che è mafioso, e alla cognata Piera Aiello. Dal fratello, Rita apprende notizie sulla mafia di Partanna. Nel giugno del 1991 Nicolò Atria viene ucciso dalla mafia e sua moglie Piera decide di diventare testimone di giustizia. Nel novembre del 1991, a diciassette anni, anche Rita fa il grande passo.
Il primo a raccogliere le sue rivelazioni è Paolo Borsellino, a cui la ragazza si lega come a un parente stretto. Le deposizioni di Rita e della cognata Piera Aiello permettono di arrestare diversi mafiosi. Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, Rita Atria si uccide a Roma, dove viveva in segreto, lanciandosi dal balcone di un appartamento al settimo piano.

