Saguto, ripercussioni su Catania |Parla la presidente dell'Anm

Saguto, ripercussioni su Catania |Parla la presidente dell’Anm

"E’ purtroppo forte il rischio che i fatti di Palermo inneschino un processo di delegittimazione della funzione giudiziaria, ma - afferma il giudice Daniela Monaco Crea -  sono certa che tutti gli organi competenti sapranno fare luce sui fatti con completezza e tempestività, il che consentirà di acquisire autorevolezza e rispetto nell’opinione pubblica".

La magistratura
di
4 min di lettura

CATANIA – Inutile negarlo, l’inchiesta sulla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Palermo e la conseguente sospensione del giudice Saguto decisa dal Consiglio Superiore della Magistratura stanno provocando un forte senso di sfiducia sul sistema giustizia. Un possibile effetto boomerang che analizziamo con il presidente dell’Anm di Catania, il giudice Daniela Monaco Crea. 

In questo particolare momento storico la magistratura siciliana è messa a dura prova. Lei pensa che la credibilità degli operatori della giustizia sia a rischio?

E’ purtroppo forte il rischio che i fatti di Palermo, per la loro particolare gravità, inneschino un processo di delegittimazione della funzione giudiziaria e alimentino un diffuso senso di sfiducia, con un danno di portata incalcolabile e difficilmente arginabile. Non può, però, sottacersi l’alto senso del dovere, la professionalità e lo spirito di sacrificio dei magistrati siciliani, i quali svolgono le loro funzioni nell’assoluto riserbo ed anonimato, con dedizione e passione, spesso in condizioni di lavoro disagiate per la endemica carenza di mezzi e personale e ciò nonostante raggiungendo risultati eccezionali sia in tema di lotta alla criminalità che nella materia della affermazione e tutela dei diritti dei cittadini. Sono comunque certa che tutti gli organi competenti sapranno fare luce sui fatti con completezza e tempestività, il che consentirà di acquisire autorevolezza e rispetto nell’opinione pubblica.

Le indagini di Caltanissetta sulla sezione Misure di prevenzione di Palermo hanno messo in dubbio l’intero sistema dell’Antimafia. Quali sono i passi da mettere in atto per evitare che questo ciclone possa avere ripercussioni nel lavoro dei magistrati catanesi?

La tenuta della struttura operativa antimafia siciliana non è minimamente in dubbio. Decine di magistrati, requirenti e giudicanti, forze dell’ordine, funzionari pubblici, amministratori giudiziari svolgono il proprio dovere con professionalità e impegno e ne sono prova gli eccellenti risultati raggiunti nel distretto catanese non solo dalla sezione misure di prevenzione, che ha confiscato ingenti patrimoni sottraendoli a chi li aveva illecitamente accumulati, ma anche da tutti gli altri colleghi che, ognuno nel rispettivo ambito di competenza, apportano il loro contributo alla lotta alla criminalità organizzata, svolgendo accurate indagini, emettendo misure restrittive della libertà personale e del patrimonio, celebrando i processi.

L’Anm di Catania ha un’agenda dedicata a quanto sta accadendo?

L’ANM catanese segue con attenzione gli eventi palermitani ed è in costante contatto con le altre giunte siciliane. Il suo compito come organismo di rappresentanza, non è solo quello di operare perché funzioni e prerogative del potere giudiziario siano definiti e garantiti e di tutelare gli interessi economici e morali degli associati, ma è anche quello di vigilare che dalle azioni dei soci non derivi discredito per l’Ordine Giudiziario, il cui prestigio e rispetto devono essere pretesi.

Quanto sta accadendo ha riportato nell’opinione pubblica l’idea della casta e dell’impunità dei giudici. Si critica soprattutto l’opportunità dei magistrati di continuare a svolgere il proprio ruolo istituzionale. Quale è (se c’è) la posizione dell’Anm di Catania?

I magistrati non sono una casta, sono un potere dello Stato cui sono state riconosciute dal legislatore costituente alcune prerogative funzionali a garantirne, nell’esclusivo interesse dei cittadini, l’indipendenza e autonomia dal potere politico. L’idea della casta è purtroppo figlia di una distorta cultura imperante da alcuni decenni di delegittimazione mediatica che solo i nostri comportamenti virtuosi potranno consentire debellare. Che non si sia in presenza di una casta lo dimostra proprio la vicenda palermitana, nella quale la magistratura siciliana ha ancora una volta dimostrato alto senso del dovere, imparzialità e indipendenza, avendo fatto chiarezza e pulizia al suo interno, perseguendo i suoi stessi componenti e recidendo i rami secchi. La magistratura non si è chiusa a riccio in una difesa corporativa ed ha immediatamente attivato gli strumenti a sua disposizione, ossia il procedimento penale, quello cautelare di sospensione dal servizio e dallo stipendio e –sul piano associativo- ha convocato il collegio dei probiviri dell’ANM, organismo che può, a sua volta, proporre al Comitato di Coordinamento l’azione disciplinare con irrogazione di sanzioni, tra cui anche l’espulsione del socio dall’associazione medesima in casi di eccezionale gravità, come si appalesa quello in esame. Ciò dovrebbe consentire di respingere con sufficiente forza gli attacchi di corporativismo che sovente vengono sferrati. In momenti come quello attuale è ancor più necessario formulare un forte e deciso richiamo all’etica della funzione, rifacendosi ai valori del codice deontologico, voluto da tutte le componenti dell’Associazione Nazionale Magistrati e che nelle norme di comportamento ivi indicate, “ispirate all’attuazione dei valori morali fondamentali della categoria”, si riconoscono: regole insite in ciascuno di noi, che hanno e devono avere una forza precettiva pari a quella delle norme di diritto positivo e che devono indurre tutti, e non solo gli organi istituzionalmente deputati a farlo, a vigilare ed eventualmente segnalare comportamenti anche solo eticamente scorretti.

Premesso che si è colpevoli solo dopo una verità processuale al terzo grado di giudizio, ma Lei non ritiene che chi è indagato di reati così gravi e fa parte delle istituzioni non dovrebbe fare un passo indietro a prescindere dall’intervento del Csm?

Ritengo che non basti essere sottoposto ad un qualunque procedimento penale per pretendere “passi indietro” (ciò potrebbe, infatti, essere strumentalizzato da chi si volesse “liberare di un giudice non gradito”), ma sia necessario che siano emerse condotte di particolare gravità per fatti inerenti le funzioni del magistrato e l’esercizio delle stesse.

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI