CATANIA – Rosario Pitarà resta in carcere. Il Tribunale della Libertà ha confermato la misura cautelare emessa dal Gip in riferimento all’indagine sull’omicidio di Gaetano Salici, freddato in una via di San Berillo Nuovo il 2 agosto del 1987. Il collegio del Riesame ha annullato in ordine all’aggravante mafiosa (forse perché prevista da una norma del 1991 e quindi introdotta in epoca successiva al fatto di sangue, ndr) e all’aggravante della premeditazione. Bisognerà attendere però le motivazioni per avere un quadro preciso delle valutazioni dei giudici della Libertà.
Saro U Furasteri, così è conosciuto nella malavita l’indagato, già nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha respinto le accuse mosse dalla magistratura. Il difensore di Pitarà, l’avvocato Salvatore Pappalardo, è pronto al ricorso in Cassazione. Nella memoria difensiva l’avvocato ricorda che già in due periodi storici (1995 e 2012) l’indagine su questo delitto è stata archiviata. Sono state infatti le dichiarazioni di Concetto Bonaccorsi a permettere di trovare l’ultimo pezzetto del mosaico che individua in Rosario Pitarà il presunto killer di Salici. Dichiarazioni che si uniscono a quelle di Roberto Testa e Franco Russo. Per il difensore però le esternazioni dei tre collaboratori di giustizia presentano pesanti lacune. In particolare osserva “la macroscopica discrasia tra le dichiarazioni dei diversi collaboratori, manifestamente inidonee a riscontrarsi e a fungere da piattaforma per la sussistenza dei gravi indizi di reità in ordine al contestato delitto di omicidio”.

