Sanità, il dossier della Corte dei Conti: "Dieci criticità in Sicilia"

Sanità, il dossier della Corte dei Conti: “Dieci criticità in Sicilia”

Punto per punto, i rilievi dei magistrati contabili

PALERMO – Dalle liste d’attesa alla mobilità sanitaria, passando dall’attività intramoenia e dal Sovracup. Dieci criticità che la Corte dei Conti rileva sulla gestione della sanità in Sicilia. Il dossier di 101 pagine è sui tavoli ai piani alti dell’assessorato guidato da Daniela Faraoni, che sta lavorando, insieme alle aziende sanitarie, alle risposte tecniche.

La mobilità sanitaria passiva

La Corte dei Conti sottolinea la “necessità” di approfondire “le iniziative adottate dall’Assessorato alla Salute per affrontare e diminuire il fenomeno della mobilità sanitaria passiva”. I magistrati contabili annotano il dato del 2022, con una spesa di 125,9 milioni di euro, per la componente cd. effettiva” e la collegano alle liste d’attesa. Lo scopo è valutare gli effetti finanziari sul bilancio regionale e la riduzione dei tempi degli interventi, al fine di “migliorare” l’efficacia e “l’appropriatezza delle cure erogate dal servizio sanitario regionale”.

L’attività libero professionale intramoenia

Da un lato c’è la necessità di ridurre i tempi d’attesa per i comuni cittadini, dall’altro prolifera l’attività professionale ‘intramoenia’, cioè a pagamento, nelle strutture pubbliche. La Corte dei Conti sottolinea che “non risulta che siano state adottate disposizioni organizzative per la corretta applicazione della normativa vigente, poiché non sembra che gli enti sanitari procedano ad effettuare verifiche e riscontri, in considerazione dell’evidenza documentale dell’assenza di limiti, vincoli e controlli sull’autorizzazione dell’attività libero-professionale”.

I magistrati sottolineano proprio che mentre i medici operano ‘privatamente’ negli ospedali, continua in Sicilia il “perdurante mancato rispetto dei tempi massimi di attesa per le prestazioni richieste dai cittadini”.

Le criticità del Sovracup

Attraverso Spid o Cie è possibile collegarsi al Sovracup, un sistema digitale per prenotare le prestazioni sanitarie in tutte le 18 aziende siciliane, grazie alla cosiddetta ‘ricetta dematerializzata’. Secondo la Corte, “non appare risolutivo per la riduzione delle liste d’attesa e necessita di ulteriori implementazioni organizzative ed informatiche”. “Non sussiste – si legge nel dossier – per l’utente una informazione completa su tutta l’offerta sanitaria disponibile sul territorio regionale”.

Contestata la natura “aggiuntiva” del servizio, cioè che si somma alle altre modalità di prenotazione e “non è idonea a risolvere la questione critica della prenotazione plurima”, anche perché “non risulta il completamento dell’interoperabilità con i sistemi CUP delle singole aziende”. Infine, il sistema Sovracup violerebbe la legge 266/2005 prevedendo “il blocco delle liste”.

Problemi tecnologici, flussi informativi e screening

La Corte dei Conti rileva che “nonostante il notevole lasso di tempo trascorso e la disponibilità di ingenti risorse economiche…non risulta ancora attivato il Sistema informativo direzionale e non risultano rendicontati gli interventi previsti dalle singole aziende sanitarie”. Occhi puntati sugli oltre 30 milioni di euro assegnati alla Regione, mentre “non è stata riconosciuta la quota di euro 4,2 mln per il mancato conseguimento di tutti gli obiettivi assegnati”.

I magistrati contabili sottolineano “l’inadeguatezza dei flussi informativi sulla reale consistenza delle liste d’attesa delle singole aziende sanitarie, per la mancanza di una informatizzazione a livello regionale delle liste d’attesa delle singole aziende”. Nel dossier si parla di un “disallineamento dei dati” che riguarda anche i ricoveri, nonostante sia stata concepita un’apposita piattaforma digitale (Gilia), “che avrebbe dovuto garantire la gestione integrata delle liste d’attesa dei ricoveri ordinari chirurgici”.

I dati “sono autodichiarati dalle singole aziende”, si legge nel rapporto, “a seguito di attività di recall e bonifica delle liste d’attesa, oltre il 90% delle prestazioni specialistiche e l’80% dei ricoveri, in lista d’attesa, sono stati eliminati senza che l’attività sanitaria sia stata effettivamente resa”.

Sugli screening, la Corte punta l’attenzione su una delibera di giunta, la 317/2023 e accusa: “Non ha previsto alcuna disposizione in ordine al recupero degli screening arretrati a causa dell’emergenza pandemica, né risultano essere stati comunicati i dati aggiornati sugli screening dal Dipartimento della Pianificazione Strategica nell’allegato all’ultima nota di riscontro”.

Dati, risorse, tempi massimi e trasparenza

Sarebbero “incongruenti” i dati forniti da ciascuna azienda sul recupero delle prestazioni sanitarie effettuate, “vengono rappresentate percentuali di recupero superiori al 100% delle prestazioni da recuperare”.

Le risorse assegnate dalla Regione per il recupero delle liste d’attesa, pari a quasi 55 milioni sono, secondo la Corte dei Conti, “insufficienti in relazione alle spese sostenute dalle aziende sanitarie (euro 111.550.261,00)”.

Altra mazzata arriva sulle liste d’attesa, i magistrati contabili hanno monitorato i parametri del 2024: “I tempi medi di attesa di molte prestazioni sanitarie sono notevolmente superiori ai tempi massimi previsti“.

A chiudere l’elenco c’è una contestazione per l’inadempimento degli obblighi di trasparenza: “Il sito web della Regione non prevede il “Portale Salute” con i contenuti conformi alle linee di indirizzo”.


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