Russo richiama la necessità di passare dagli annunci a una riforma concreta del sistema; Amato pone al centro la valorizzazione dei professionisti e la capacità di trattenerli nel Servizio sanitario. Ma trattenere i professionisti significa anche rendere economicamente più conveniente restare nel SSN. Così come da anni assistiamo alla fuga dei giovani verso territori e Paesi capaci di offrire migliori opportunità, dobbiamo cominciare a guardare allo stesso modo alla fuga di medici, infermieri e altri professionisti dal SSN verso il privato, l’estero o altre attività lavorative. Se non possiamo remunerarli ai livelli dei sistemi europei più competitivi, dove le retribuzioni possono arrivare a essere circa il doppio di quelle italiane, dobbiamo creare strumenti che consentano loro di aumentare legittimamente il reddito senza abbandonare il servizio pubblico. Una strada è superare la rigida separazione tra pubblico e privato accreditato, entrambi parte del SSR, consentendo al privato accreditato di acquistare prestazioni professionali dal pubblico e, viceversa, al pubblico di acquistare prestazioni e capacità produttiva dal privato, secondo regole trasparenti e controllate, simili per alcuni aspetti all’intramoenia. Non rapporti diretti e incontrollati, ma attività autorizzate, nel rispetto di riposi, limiti di lavoro e conflitti di interesse. Non possiamo bloccare opportunità utili per paura degli abusi: se tutto è tracciabile, trasparente, equo e controllato, il rischio va governato, non usato come motivo per vietare. Lo stesso approccio può aiutare a ridurre le liste d’attesa: in radiologia, ad esempio, si potrebbero integrare apparecchiature del privato accreditato, tecnici di radiologia e telerefertazione medica. Più possibilità di guadagno per chi sceglie di restare nel sistema, più integrazione tra pubblico e privato accreditato, maggiore capacità di risposta per il SSR e maggiore soddisfazione per i cittadini.

