È con grande orgoglio che annuncio la nuova produzione dello Stabile etneo. Perché “La volata di Calò”? Perché chiedere a Gaetano Savatteri di trasporre per la scena il suo romanzo? Abbiamo adottato questo testo perché ce lo sentiamo cucito addosso: nostro è il contesto in cui si articola la storia di Calogero Montante, quella Sicilia arida che però permette ai suoi figli migliori un insperato riscatto. E nostro vuole essere lo spirito che emerge dal racconto, ovvero la voglia di lottare per difendere un sogno e tutti i valori ad esso collegati: sudore e fatica, concretezza e spirito di squadra stanno alla base della pièce, come a suggerire che l’ingegno e l’impegno trionfano, anche quando attorno sembra esserci solo il deserto.
L’ho detto e scritto più volte. Come Camilleri, come Savatteri, non condivido il pessimismo passivo dei “Vinti” che approda poi a quello assoluto dei “Gattopardi”. Bello letterariamente, ma deleterio sotto ogni altro aspetto, è teorizzare per la Sicilia un destino tanto funesto quanto ineluttabile e irredimibile. Smettiamo di considerarci vittime speciali di un destino esclusivo. Smettiamo di rifiutare di migliorarci, perché convinti di essere semidei oppressi dal fato. Nei millenni, nei secoli ci hanno fatto e ci siamo fatti del male: sangue, tragedie. Ma un lutto non può e non deve essere eterno. Va elaborato. E su quella rielaborazione si può e si deve costruire in questa terra di contraddizioni che è la Sicilia. Nessun progetto allora potrà sembrare troppo ambizioso. Nessuna passione illusoria. Nessun sogno irraggiungibile. Sì, ha ragione il mio amico Gaetano, quando descrive l’ascesa di Montante: “La cosa che volevo capire su questa vicenda era chi fosse questo ‘pazzo’ che si mise a costruire biciclette in quegli anni in un paese nel cuore della Sicilia. E lo definisco pazzo, ma di una follia coraggiosa, perché quelli che giocano una scommessa che sembra fuori dalla tradizione, fuori dal pessimismo, sono quei pazzi che cambiano il mondo… Se i Calò Montante fossero stati di più forse oggi saremmo al pari di regioni come il Veneto, il Piemonte, saremmo una Sicilia diversa”.
Diversa, cioè migliore, vorremmo la nostra isola. E un ruolo importante in questa crescita hanno l’arte, la cultura, e segnatamene il teatro. In questa visione lo Stabile etneo produce lo spettacolo che approda alla sala Musco dal 13 al 25 gennaio, nell’ambito del cartellone “L’isola del teatro”. Ringraziamo il regista Fabio Grossi, la costumista Angela Gallaro, Mimmo Verdesca per i video. Sul palco un attore bravissimo come Mimmo Mignemi, affiancato da un valido cast di giovani che annovera Liborio Natali, Giorgio Musumeci, Lucia Portale, Mara Di Maura e il piccolo Alessandro Giorgianni, insieme ad un quintetto di giovani allievi della Scuola d’arte drammatica dello Stabile intitolata ad “Umberto Spadaro”.
Per il tema trattato e per il rilievo della figura di Montante, possiamo vantare la collaborazione dello storico quotidiano “La Gazzetta dello Sport. Alla rappresentazione saranno inoltre abbinate due iniziative. Il 12 gennaio alle 17 al Musco un incontro dedicato al grande giornalista sportivo Candido Cannavò, realizzato in sinergia con la Fondazione a lui intitolata. E ancora: nel corso delle rappresentazioni, ed anche oltre, la sala di via Umberto ospiterà la mostra in tema “Ciclico” di Angela Gallaro, che sarà inaugurata il 13 gennaio alle ore 19, prima del debutto. Tanto movimento, dunque, intorno alla pièce di Savatteri, milanese di nascita e tuttavia profondamente siciliano nell’anima e nel dna ereditato dalla famiglia, originaria di Racalmuto, dove Gaetano ha vissuto da adolescente esperienze profonde segnate dalla lezione di Leonardo Sciascia. E’ altrettanto significativo che Il romanzo “La volata di Calò” sia stato pubblicato nel 2008 da Sellerio insieme ad un pertinente racconto di Andrea Camilleri.
Se il padre di Montalbano e il costruttore di biciclette non s’incontreranno mai, tuttavia una provvidenziale due ruote collegherà le loro esistenze. Nell’estate del ’43, infatti, Camilleri – che da quindici giorni non ha più notizie del padre – si avventura in una lunga marcia di cinquantacinque chilometri da Serradifalco a Porto Empedocle pedalando su una bici “Montante”.
La storia di Calò comincia proprio a Serradifalco, dove nasce nel 1908, in una realtà che è rimasta ferma alla condizione ottocentesca delle zolfare di Verga, una Sicilia in cui l’unica via di scampo è l’America. Ma il piccolo Calò è fortunato: nato in una famiglia benestante di proprietari terrieri che non sono stati costretti ad emigrare, il ragazzo cresce nell’officina dello zio fabbro dove giunge l’eco dei grandi protagonisti dei primi giri d’Italia. Allora penserà di costruire una bicicletta tutta sua: nel 1926 impianterà a Serradifalco, in Via Dante, la sua fabbrica di velocipedi da corsa. Inizia in questo modo la lunga volata di Calò imprenditore… Un eroe siciliano, capace di scommettere, rischiare e vincere, affermandosi con la propria industria, nonostante fosse circondato soltanto da una Sicilia aspra in un momento storico tra i più difficili. Mi sembra di ripercorrere la crisi generale di questi ultimi lustri e che da diverse stagioni investe anche il mondo teatrale. Una crisi alla quale lo Stabile etneo ha saputo opporre un’azione virtuosa che ha garantito la produttività e riscontro sulla scena nazionale.
In questo solco è anche “La volata”, come sottolinea lo stesso Savatteri: “Morto nel 2000 a novantadue anni, Calò è rimasto fino alla fine un esempio d’imprenditore moderno ed eroico per quella Serradifalco, che sta dentro un triangolo della mappa criminale, dove dominavano famiglie di livello all’interno di Cosa nostra”. Ed è in quell’inferno che la rêverie di un ragazzo s’invera: «Erano tempi duri, la bicicletta era un mezzo di trasporto per pochi facoltosi. Una bici da corsa poi… Ma la mia passione era troppo forte, così mi costruii la mia bici per correre la mia prima corsa». In cuor suo Calò aveva sempre saputo che gli uomini sono fatti della stessa sostanza dei sogni.
Giuseppe Dipasquale, Direttore del Teatro Stabile di Catania

