PALERMO – Scorte revocate o, al contrario, mantenute in eterno. Scorte che servono a garantire la sicurezza e altre che, alla luce dell’utilizzo che ne è stato fatto, sono apparse come uno sfregio all’immagine stessa della giustizia. Altre ancora che sembrano rispondere alla logica dell’apparenza piuttosto che della sicurezza.
Il tema è tornato di grande attualità con i casi di Roberto Saviano e Antonio Ingroia. L’autore di ‘Gomorra’ è entrato in rotta di collisione con il ministero dell’Interno Matteo Salvini che mette in discussione l’esigenza di una scorta per lo scrittore minacciato. Mentre infuria la polemica si apprende che Antonio Ingroia è già da un mese senza protezione. A maggio il ministero dell’Interno ha comunicato all’ex pubblico ministero che dopo 27 anni non ci sono più esigenze di sicurezza. È stato il prefetto di Palermo d’intesa con l’Ucis – Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale – a valutare che non esiste più una “concreta e attuale esposizione a pericoli o minacce”.
In questi anni sono cambiate parecchie cose nella vita di Ingroia, un tempo coordinatore delle indagini sulla trattativa Stato-mafia. Innanzitutto ha lasciato la magistratura per tentare senza successo la corsa in politica. Poi, ha accettato incarichi nel sottogoverno regionale. Infine, è tornato a fare l’avvocato assistendo familiari di vittime della mafia, boss pentiti ma anche presunti concorrenti esterni a Cosa nostra. Ingroia, infatti, è il difensore di Domenico Bacchi, imprenditore del settore delle scommesse che avrebbe fatto fortuna, secondo l’accusa, grazie all’appoggio dei mafiosi.
Di fatto, fino al mese scorso, si poteva vedere Ingroia protetto dalla scorta arrivare in un’aula di giustizia per difendere un indagato accusato di essere in combutta con la mafia. Un paradosso che, non è dato sapere, potrebbe avere spinto verso la revoca della scorta. Gli è stata garantita “una protezione di vigilanza dinamica. A orari convenuti”.
Diversi sono i motivi che hanno portato alla revoca di un’altra scorta, quella che proteggeva Silvana Saguto. Anche nel suo caso si è stabilito, ormai un anno e mezzo fa, che basta una vigilanza dinamica dell’abitazione per proteggere il magistrato finito sotto processo e radiato per la gestione della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo.
La vicenda della scorta ricalca le vicissitudini del magistrato. Per una lunga stagione è stato il simbolo della lotta contro il potere economico della mafia. Poi, sono arrivate le indagini dei pm di Caltanissetta e della Polizia tributaria di Palermo a raccontare che il giudice avrebbe finito per sfruttare la toga che indossava per fini personali, alimentando un sistema di consulenze e favori.
Nel corso delle indagini venne fuori anche l’uso disinvolto della scorta, apparsa spesso come un taxi personale del magistrato. Saguto ha spiegato a Livesicilia che “era la scorta che non mi faceva uscire. Pensi che il questore per ragioni di sicurezza mi dava una macchina migliore di quella messa a disposizione dal Tribunale. Mi veniva detto di portare chi volevo sempre per ragioni di sicurezza. Ho perso la libertà a 35 anni”.
Il ministro Salvini ha annunciato di volere verificare tutti i servizi di vigilanza. Sono quasi 600 e occupano circa duemila uomini delle forze dell’ordine. Molti degli scortati vivono in Sicilia. Non solo magistrati, ma anche testimoni di giustizia e molti politici. Il livello di protezione diminuisce nel tempo, ma le tutele restano.
Il tema è delicato: la minaccia è persistente o svanisce col tempo? La Sicilia è una terra che piange ancora i suoi morti, ma è innegabile che le cose sono cambiate in meglio rispetto al passato.
C’è un episodio, però, che spiega quanto distorto sia il concetto di sicurezza. Lo scorso 23 maggio, in occasione delle commemorazioni per la strage di Capaci, a Palermo sono sbarcate decine di auto blindate appena uscite dal concessionario. Sono servite per accompagnare magistrati che ogni giorno, invece, sono costretti a salire su macchine con parecchi chilometri all’attivo. Delle due l’una: o si garantisce sempre la sicurezza oppure è lecito pensare che le vetture blu nuove di zecca fossero un vestito buono da indossare per le passerelle.

