PALERMO – Definita la geografia di Sala D’Ercole, la maggioranza lavora per comporre la squadra di governo. Nei giorni frenetici che hanno vista la nascita dell’esecutivo nazionale targato Giorgia Meloni e il presidente Schifani al lavoro per reperire i fondi necessari a sostenere comuni ed imprese sui costi delle bollette, il discorso sulla composizione della giunta inizia a concretizzarsi.
Pallottoliere alla mano, la fotografia scattata dall’esito definitivo delle urne evidenzia un ridimensionamento della pattuglia autonomista (quattro onorevoli). Con quali effetti sulla composizione della squadra si vedrà. Si fa così strada un’ipotesi che trapela con insistenza dai palazzi palermitani: un assessorato di peso. Nei piani originari del presidente Schifani lo schema di partenza era quello di assegnare due assessorati a testa ai partiti minori: Lega, Dc nuova e Popolari e Autonomisti. Al Carroccio dovrebbe spettare anche la vice presidenza che pure i meloniani chiedono a gran voce. Fatto salvo lo schema dei deputati-assessori, i salviniani dovrebbero piazzare in giunta il catanese Luca Sammartino e il palermitano Vincenzo Figuccia. Presto parlare di deleghe, ma qualcosa inizia a filtrare.
I cuffariani, ad esempio potrebbero ottenere due assessorati light, come famiglia ed enti locali, da affidare a Nuccia Albano e al modicano Ignazio Abbate. Se i conti non dovessero tornare, ai democristiani 2.0 potrebbe toccare un assessorato di peso, ad esempio, si vocifera, quello all’Agricoltura. Più complicato il Risiko delle caselle che spettano ai due azionisti di maggioranza: meloniani e azzurri. Per più di un motivo. In primo luogo per le bizze del coordinatore di Forza Italia, Gianfranco Miccichè intenzionato a rimanere in Sicilia e giocarsi la partita per la presidenza dell’Ars (che spetta a FdI: accordo che Schifani intende onorare). In alternativa Miccichè è pronto a fare le barricate per portare a casa l’assessorato alla Sanità. La prima pazza idea aprirebbe una crisi senza precedenti in una fase molto delicata se vista in ottica romana, la seconda potrebbe essere accolta soltanto se diversamente declinata: una figura diversa da Miccichè che piaccia anche a Schifani. Tre o quattro assessori dunque da assegnare ai forzisti mediando tra le due anime del partito.
Reggerà lo schema dei deputati-assessori adesso che il riconteggio ha assegnato il primo posto dei non eletti nella lista di Forza Italia a Palermo a Pietro Alongi, uomo vicinissimo al presidente Schifani? Si chiedono in tanti. Ma il quadro definitivo si potrà completare soltanto quando a Roma si chiuderà la partita per i viceministri e i sottosegretari e c’è chi spera che alla fine Miccichè la spunti staccando così il ticket per Roma. I meloniani, infine, ringalluzziti dalle vicende nazionali non arretrano nelle richieste: quattro assessori (compresa la vice presidenza) e lo scranno più alto dell’Assemblea.
Su questa piattaforma si continuerà a trattare. Nessuna novità al momento sembrerebbe presentare il borsino del toto-assessori dei patrioti: il paternese Gaetano Galvagno, sponsorizzato dal vice presidente del Senato Ignazio La Russa, resta la scelta più accreditata per la presidenza dell’Ars. Alessandro Aricò in pole per la riconferma, Giusi Savarino ed Elvira Amata in corsa per occupare due delle quattro caselle “rosa” previste dalla legge e il ragusano Giorgio Assenza assessore in pectore. Restano due incognite: le combinazioni che si creeranno in sede di formazione degli uffici di presidenza e la solidità del criterio dei deputati-assessori (fermo restando che il presidente Schifani non ha mai escluso la possibilità che si possano concedere delle deroghe purché ben motivate e corroborate dall’esperienza nel settore).

