NISCEMI (CALTANISSETTA) – Niscemi questa mattina è risvegliata sotto una pioggia intensa. Accompagnata, inevitabilmente, dalla paura. Acqua e frana, da queste parti sono divenute del resto un’associazione mentale drammatica dopo il crollo di domenica scorsa.
A certo punto ha fatto capolino pure una nebbia fitta. Non esattamente un fatto inedito da queste parti, ma un episodio quantomeno surreale: il dirupo creatosi con il costone scivolato a valle per diversi minuti non era più visibile. Pareva essere finito tutto. Era solo un’illusione del meteo.
La disperazione tra gli sfollati
È stato un altro giorno interminabile per la comunità di Niscemi. Dove si sono mescolate impotenza e attesa. I trolley e le auto sono piene di quello che si può mettere dentro. Si entra in casa ‘scortati’ dalla protezione dei vigili del fuoco e della protezione civile. Una scena già vista ieri: ma oggi la ferita della frana pare essere ancora più feroce. E intrisa di una malinconia che si scorge nei volti di chi volge lo sguardo – forse per l’ultima volta – all’uscio di casa. C’è chi piange. Facendo cenno con la mano a una telecamera di non indugiare ancora.
“Il blitz” della premier Meloni
Ma quella di oggi è stata anche la giornata della visita a sorpresa della premier, Giorgia Meloni. Un sorvolo in elicottero sui luoghi della frana dopo avere visitato sempre dall’altro gli altri disastri: quelli del ciclone Harry. Poi l’arrivo al Palazzo municipale con il sindaco Massimiliano Conti, il capo della Protezione civile nazionale (ritornato qui a distanza di ventiquattr’ore) Fabio Ciciliano ed il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno.
Quasi mezz’ora di incontro nella stanza del primo cittadino. Poi, via senza voler rilasciare alcuna dichiarazione.
Solidarietà e accuse
Ad un paio di chilometri in linea d’aria, intanto, al Palazzetto dello Sport “Pio La Torre” le brandine allestite per gli sfollati restano vuote. La maggior parte è a casa di parenti. Chi ne ha avuto la possibilità ha trovato alloggio nelle seconde case di campagna.
Di certo, sono giorni di solidarietà condivisa. In tanti hanno donato coperte, vettovaglie e generi alimentari. Ore nelle quali è però la paura a farla da padrona. L’angoscia di perdere tutto. E di sapere che Niscemi è un territorio fragile ad ogni angolo.
C’è chi si chiede perché non si sia intervenuto prima. Che fine abbiano fatto soldi e progetti. Ma, intanto, chi sta per perdere tutto chiede che si faccia presto. Ci sarà tempo e modo per tutto il resto.
Niscemi rialzati
Da un balcone della piazza viene sceso giù un lenzuolo. Sopra un cuore rosso campeggia la scritta “Niscemi rialzati”.
“Non lo so se accadrà, se ci alzeremo davvero – ci sussurra una studentessa universitaria rientrata in fretta per stare vicina ai suoi genitori in questi momenti difficili -. Ma avremo bisogno anche di voi giornalisti. Non spegnete i riflettori”. Arriva il crepuscolo a Niscemi. Che preannuncia un’altra notte che porta grande preoccupazione.

