CATANIA – Tre persone che alloggiavano nell’albergo ‘Rifugio Sapienza’, struttura storica dell’Etna che si trova a quota 1.910 metri, che si sono sentite male nella notte, sono state ricoverate al Policlinico di Catania per accertamenti per una sospetta intossicazione da monossido di carbonio.
Non sarebbero in gravi condizioni.
Per precauzione i circa trenta ospiti della struttura sono stati fatti evacuare. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri.
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L’inchiesta
La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dalla sostituta Chiara Milazzo, su almeno nove ospiti dell’albero ‘Rifugio Sapienza’ dell’Etna intossicati la notte scorsa per avere inalato del monossido di carbonio. La struttura, a scopo preventivo, è stata sottoposta a sequestro per consentire ai vigili del fuoco di eseguire degli accertamenti. Tra le ipotesi al vaglio una perdita di gas all’interno della struttura ricettiva. Sono nove gli ospiti dello storico albergo ‘Rifugio Sapienza’ dell’Etna che hanno fatto ricorso alle cure mediche all’ospedale Cannizzaro di Catania per avere inalato monossido di carbonio. Tre di loro che avevano problemi respiratori, una giovane coppia e una 55enne con pregresse patologie cardiache, sono stati sottoposti al trattamento di ossigeno terapia nella camera iperbarica, e poi trasferiti al pronto soccorso per le cure del caso. Nessuno di loro è in pericolo di vita.
“Per tre pazienti – spiega il primario del reparto di Anestesia e Rianimazione, il dottore Savino Borraccino – si è reso necessario il trattamento nella camera iperbarica perché avevano il dato della carbossiemoglobina (il composto che si forma quando il monossido di carbonio si lega all’emoglobina presente nei globuli rossi del sangue, ndr) superiore al 40 per cento. Dopo il trattamento sono stati condotti al pronto soccorso per tenerli in osservazione. Gli altri sei pazienti avevano un tasso di carbossiemoglobina superiore al cinque per cento, e non hanno avuto problemi, né si è reso necessario il ricorso alla camera iperbarica”.



