CATANIA – Non si danno pace. I genitori e i fratelli di Giuseppe Giuffrida ritengono ingiusta la sentenza di primo grado emessa dal Gup contro Graziano Longo Minnolo, la guardia giurata del Mercato Agro Alimentare che il 3 ottobre del 2013 esplose il colpo di pistola che causò la morte del ventunenne il giorno dopo in ospedale. Ascoltare la lettura della condanna a due anni e sei mesi per eccesso di legittima difesa è stato per i familiari rivivere quel giorno in cui i medici del Vittorio Emanuele hanno comunicato che il cuore di Giuseppe aveva cessato di battere.
Non si sono arresi. Hanno deciso di rivolgere un appello direttamente al Ministro della Giustizia. E una lettera di dolore, di una mamma e di un papà a cui “prematuramente è stato strappato” un figlio. “Indescrivibile ed incommensurabile è l’immenso dolore che ci accompagna da quel terribile momento: noi familiari di Giuseppe, dopo avere visto le immagini che immortalano il suo assassinio, non avremmo più pace”. Una rissa scoppiata perché ai fratelli Giuffrida è stato negato l’accesso al Mercato. Le immagini delle telecamere del sistema di video sorveglianza del Maas (VIDEO) hanno registrato secondo dopo secondo quei momenti di violenza, fino a quello sparo che ha colpito all’addome Giuseppe. Pugni, calci, un cestino della spazzatura è stato lanciato. Poi tutto sembra placarsi, invece la rabbia esplode in un gesto di stizza, il frigobar viene scagliato a terra e poi la pallottola viene esplosa da Graziano Longo Minnolo e Giuseppe finisce a terra ferito. Poi un colpo in aria. Il filmato, la famiglia di Giuseppe lo ha allegato alla lettera diretta al Guardasigilli.
Il video, che pubblichiamo (LINK), è stato trasmesso anche durante il processo per omicidio colposo. Il pm aveva avanzato una richiesta di pena a 14 anni di carcere, che però non è stata accolta. Il giudice ha deciso che la guardia giurata ha agito per eccesso colposo di legittima difesa. Un verdetto che l’11 febbraio scorso ha spaccato in due l’aula del Tribunale di Catania. Parzialmente soddisfatto l’avvocato Salvatore Trombetta, difensore di Graziano Longo Minnolo. “Certamente per noi è una sentenza positiva, attendiamo il deposito delle motivazioni e poi decideremo il da farsi. Sicuramente faremo l’appello”. – ha dichiarato a LiveSicilia. E se per la famiglia il video non lascia adito a dubbi, per il difensore la visione dei filmati fa comprendere il comportamento del suo assistito. “La sentenza di oggi ha ristabilito un po’ la verità che traspariva dai filmati, – ha detto – dove traspare un’aggressione continua e reiterata per oltre sei minuti che poi purtroppo si conclude con una tragedia. Tragedia per il povero ragazzo che è morto, ma anche – ha concluso il difensore – per un ragazzo di 24 anni che la sua vita l’ha vista sconvolta”.
Per Giuseppe Lipera, l’avvocato della famiglia Giuffrida, parte civile nel procedimento, invece si è trattato di una sentenza “sconcertante”, ed ha annunciato che solleciterà la Procura e la Procura Generale a impugnare la decisione del Giudice e a ricorrere in appello.
Serve però una rivoluzione normativa. Vincenzo, Graziella, Agatino e Anna chiedono, infatti, al Ministro di farsi “portavoce al Parlamento affinché sia emanata una Legge che non consenta di ricorrere al rito abbreviato per i crimini più atroci”.
Il verdetto ha smosso nuovo dolore negli animi dei familiari del ventunenne. “Signor Ministro ciò che oggi reclamiamo è che venga fatta Giustizia contro colui che ha stabilito di spezzare ogni sogno di Giuseppe”.

