CALTANISSETTA – Il sostituto procuratore generale Antonino Patti ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Cristofaro “Fifetto” Cannella (nella foto), in quanto considerato uno dei componenti del gruppo che si occupò di procurare e preparare l’esplosivo utilizzato per la strage di Capaci del 23 maggio ’92, in cui morirono Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della polizia di Stato Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Per il rappresentante dell’accusa non vi sarebbero dubbi sulla responsabilità di Cannella, visti anche i riscontri che arrivano dai collaboratori di giustizia, in particolare Gaspare Spatuzza, sentiti nel corso del processo. ”Cannella – ha affermato Patti durante la requisitoria – è l’alter ego di Graviano, è un esecutore in contatto diretto con i vertici della famiglia mafiosa di Brancaccio. Aveva anche partecipato alla missione romana, cioè al progetto di uccidere Falcone a Roma, che poi non venne portato a termine”. Con l’intervento del Pg Patti è stata dunque completata la requisitoria, iniziata due giorni fa, nel nuovo processo d’appello per l’attentato, in corso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta presieduta da Maria Giovanna Romeo, e che vede imputati per strage anche Giuseppe Barranca e il collaboratore di giustizia Cosimo D’Amato. I tre imputati scelsero il rito abbreviato e in primo grado furono giudicati dal gup di Caltanissetta David Salvucci. Nell’udienza di mercoledì scorso il procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari ha chiesto alla Corte d’Assise d’Appello di ridurre la pena per D’Amato a 9 anni e 4 mesi, rispetto ai 30 anni che gli vennero inflitti in primo grado, mentre il sostituto pg Fabio D’Anna ha chiesto la conferma dell’ergastolo per Barranca. Si tornerà in aula il 18 maggio per le discussioni dei legali di parte civile.
Il pm: "L'alter ego di Graviano".
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