PALERMO – Marcello Dell’Utri non può essere processato per la strage di via D’Amelio. Non c’è la prova che l’ex senatore, e fondatore di Forza Italia assieme a Silvio Berlusconi, sia stato uno degli “interlocutori” di Totò Riina.
È uno dei passaggi chiave della richiesta di archiviazione avanzata nei giorni scorsi dalla Procura di Caltanissetta. I familiari delle vittime dell’orrore mafioso possono opporsi. L’ultima parola spetta al giudice per le indagini preliminari.
Tra il 1998 e il 2002 la Procura nissena aveva già indagato su Dell’Utri e Berlusconi ipotizzando che fossero stati tra i ‘mandanti occulti’ delle stragi di Capaci e via D’Amelio, ma la loro posizione venne poi archiviata.
Borsellino e l’intervista alla Tv francese
Nel 2022 la nuova appendice basata sull’intervista rilasciata ai giornalisti francesi Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi. Venne registrata a casa di Paolo Borsellino due giorni prima della strage di Capaci e poco tempo prima dell’eccidio di via D’Amelio del 19 luglio.
L’intervista faceva parte di un documentario commissionato da Canal Plus sui rapporti fra Silvio Berlusconi e la mafia. Era la stagione in cui il Cavaliere stava per diventare un concorrente forte nel mercato francese della Tv a pagamento.
L’intervista spinse l’accelerazione della strage di via D’Amelio? L’intervista fu pubblicata successivamente all’attentato quindi si dovrebbe presupporre che Cosa Nostra ne fosse venuta a conoscenza.
Per cercare una risposta i pm nisseni hanno anche sviluppato alcune dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Salvatore Cancemi e Giovanni Brusca, la testimonianza del magistrato Ilda Boccassini e le intercettazione in carcere del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano.
Il pentito Cancemi
Il boss Cancemi, nel febbraio 1994, riferì che un emissario di Berlusconi consegnava ogni mese 200 milioni di lire (pattuiti da Marcello Dell’Utri) al boss Pierino Di Napoli. Quel verbale fu l’argomento di uno scoop dei giornalisti Attilio Bolzoni e Giuseppe D’Avanzo pubblicato su Repubblica il 21 marzo 1994.
In servizio per un periodo a Caltanissetta, ex procuratrice aggiunta di Milano e vicina a Giovanni Falcone, Boccassini raccontò ai magistrati di Firenze nel 2024 che a dare la notizia sarebbe stato Gianni De Gennaro. Ques’ultimo era allora direttore della Direzione investigativa antimafia, poi divenne capo della Polizia. De Gennaro ha sempre negato tutto.
Berlusconi, Dell’Utri e le stragi
Lo stesso Cancemi, nel corso di uno dei processi per la strage Borsellino, ha aggiunto che Totò Riina, dopo l’eccidio in cui furono uccisi Giovanni Falcone, la moglie Francesca e gli agenti di scorta, decise che anche Borsellino doveva morire e sottolineò la necessitò di appoggiare politicamente Berlusconi e Dell’Utri. Non ne aveva parlato prima per paura che potesse subire delle conseguenze. Spiegò che a parlargliene sarebbe stato il boss Raffaele Ganci: alcune “persone importanti” avevano promesso al capo dei capi che avrebbero rifatto il processo in cui era stato condannato all’ergastolo.
Brusca raccontò, invece, dell’accelerazione della strage di via D’Amelio suggerita da Graviano a Totò Riina.
La Procura di Caltanissetta ha sentito una serie di testimoni, compresi i giornalisti, e ha deciso per la richiesta di archiviazione. Queste le conclusioni firmate dal procuratore Salvatore De Luca, dall’aggiunto Pasquale Pacifico e dai sostituti Nadia Caruso, Davide Spina e Claudia Pasciuti: “Non vi è alcuna prova che l’intervista resa in data 21 maggio 92 dal dott. Paolo Borsellino all’emittente francese Canal plus fosse nota ad esponenti di cosa nostra nel periodo antecedente alla strage di via D’Amelio, né vi è prova che la stessa fosse nota all’ odierno indagato e da questi possa essere stata veicolata ai vertici dell’organizzazione mafiosa”.
Ne consegue che “non vi è alcuna prova che detta intervista possa essere stata la causa principale o una delle concause della nota accelerazione della strage di via D’Amelio”.
Ed ancora vengono espresse critiche sull’attendibilità dei collaboratori di giustizia: “Le diverse attività di indagine svolte nei diversi procedimenti sulle stragi del 1992 non hanno fatto emergere alcun utile elemento di riscontro sul punto alle dichiarazioni di Cancemi Salvatore, sulle quali permane dunque quel giudizio di limitata attendibilità – sulla tematica oggetto di accertamento – già evidenziata in sede di prima archiviazione del presente procedimento iscritto nel 1998 a carico di Berlusconi e Dell’Utri”.
Da Brusca nessun elemento utile
“Le dichiarazioni rese da Brusca Giovanni sentito sia da parte di quest’Ufficio che dalla Procura di Firenze a chiarimento in ordine al contenuto di precedenti dichiarazioni – si legge ancora nella richiesta di archiviazione – non hanno fornito elementi di novità atti a fornire riscontro alle dichiarazioni del Cancemi, né hanno fornito elementi utili in ordine alla specifica tematica relativa alla rilevanza causale da attribuire all’intervista al dott. Paolo Borsellino in relazione all’accelerazione dell’esecuzione della strage di via D’Amelio”.
Graviano “inattendibile”
Infine i dialoghi di Graviano intercettati in carcere nel 2016. All’ora d’aria nel penitenziario di Ascoli Piceno, il boss di Brancaccio si lasciava andare a commenti sulla stagione delle bombe e chiamò pesantemente in causa Berlusconi: “Berlusca… mi ha chiesto questa cortesia… (…) Ero convinto che Berlusconi vinceva le elezioni … in Sicilia… in mezzo la strada era Berlusca… lui voleva scendere… però in quel periodo c’erano i vecchi… lui mi ha detto ci vorrebbe una bella cosa…”.
“I colloqui intercettati del detenuto Graviano Giuseppe nonché le dichiarazioni da questi rese nel processo celebrato dinnanzi alla Corte di assise di Reggio Calabria – concludono i pm di Caltanissetta – non hanno fornito alcun utile spunto investigativo anche in relazione alla totale inattendibilità“.

