PALERMO – “Prima comunicano di voler mettere in cassa integrazione l’unica sarta del teatro, poi capiscono il madornale errore che stanno facendo e allora cambiano nome. Una roulette russa che dimostra il pressapochismo inaccettabile con cui è gestito questo posto”. Duro attacco dei sindacati alla direzione del Teatro Biondo che, sfruttando un ammortizzatore sociale previsto dal Jobs act, ha annunciato di voler lasciare a casa per i prossimi sei mesi dodici dipendenti. In questo modo, secondo le stime dei sindacati, si dovrebbero recuperare circa 120 mila euro, a fronte di un passivo di 130 mila. Soltanto che, ad oggi, venerdì 7 ottobre, solo dieci lettere sono state recapitate ai dipendenti che da lunedì non dovranno presentarsi a lavoro. Mancano ancora due persone all’appello. “Ma, visto come è gestito il Teatro, non è escluso che il piano sia cambiato”, ironizzano i lavoratori. E, invece, c’è poco da scherzare, il piano è proprio cambiato: “Almeno fino a nuovo ordine le lettere inviate, e quindi i dipendenti che resteranno a casa, rimarranno dieci”. La conferma è arrivata direttamente dall’Ufficio stampa del Teatro.
“È inaccettabile che uno dei teatri pubblici più importanti di Palermo sia trattato in questo modo – attacca Maurizio Rosso, segretario Slc Cgil Palermo. – Da anni chiediamo una programmazione che sia almeno triennale, con una rotazione di direttori artistici che vari l’offerta per il pubblico, con una gestione che, nella prospettiva di lungo termine, si slegherebbe definitivamente dalle logiche politiche. E invece ci troviamo sempre e solo ad affrontare piani di tagli che non fanno altro che svilire il lavoro di queste persone. Roberto Alajmo non ha avuto il coraggio di guardare lontano e organizzare il lavoro”. Già un anno fa, lo stipendio dei lavoratori del Biondo era stato ridotto del 30 per cento; ora, quello dei dipendenti che rimarranno a casa sarà decurtato ancora di un venti per cento, portando nelle loro tasche non più di 600 euro mensili. Per sei mesi, poi l’incerto.
Tante le contraddizioni nella gestione del Teatro che fanno infuriare i lavoratori a rischio licenziamento. Per esempio, non riescono a spiegarsi per quale motivo ricorrere agli ammortizzatori sociali per dodici dipendenti se poi sono costretti a pagare gli straordinari a quelli che restano in servizio. Inoltre, si domandano, perché mandare a casa due portieri per far continuare a lavorare soltanto quelli della ditta a cui è stato appaltato il servizio di portineria. “Questo dei servizi appaltati a terzi è una strategia che proprio non comprendiamo”, prosegue Rosso. “La portineria, il marketing e altri servizi sono gestiti da altri, quando invece si potrebbe formare, con fondi regionali, il personale che loro considerano in esubero, piuttosto che mandarlo via e sborsare esosi compensi per ditte esterne”. Inoltre, da due anni, il Teatro trattiene dalle buste paga l’integrativa aziendale, circa 500 euro per 48 dipendenti, soldi che dovevano servire a ristrutturare il piano aziendale del Teatro. Nessuno sa che fine abbiano fatto quei soldi.
“Il personale del Biondo lavora ai minimi tabellari di un contratto nazionale che non si rinnova dal 2009 ed è ingiusto che debbano ritrovarsi sempre col posto di lavoro a rischio per il disinteresse dei soci, Comune di Palermo e Regione siciliana – Antonino Ficarra, segretario provinciale dell’Ugl Federazione Spettacolo. – E a proposito di Crocetta, il presidente deve restituire al Teatro, nel più breve tempo possibile i 250 mila euro che ha prima promesso, permettendo di approvare il Bilancio di previsione, e poi ritirato, lasciando tutti con un pugno di mosche”.

