PALERMO – “… andiamo… gli sbirri, gli sbirri, gli sbirri…”, il commando si dileguò. Qualcuno rischiò di essere ammazzato. Le microspie svelano un particolare inedito. I finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria nel 2015 hanno registrato una conversazione fra Raffaele Favaloro e Giuseppe Pecoraro.
Falavoro, nonostante fosse figlio del pentito Marco, si era guadagnato rispetto e potere nel mandamento di Resuttana. Le sue parole raccontano un omicidio mancato. Qualcuno che faceva parte del commando di morte si tirò indietro all’ultimo minuto: “… una volta… dice qua, qua… andiamo… gli sbirri, gli sbirri, gli sbirri… minchia perciò ci giriamo… ma dove sono?… non c’era nessuno…”.
La presenza dei poliziotti fu una scusa. La vittima tirò diritto, probabilmente era in moto, e scampò al piombo. Piombo che doveva esplodere in pieno centro: “… e quello passò e se ne andò… via Enrico Albanese… eravamo tutti e quattro… “. Un mistero rimasto irrisolto. A cominciare dalla vittima designata. Era qualcuno che si era macchiato di una colpa grave: “… dice… per forza deve essere?… dice non è che lo dico io, dice, è il suo comportamento che lo dice…”.
Probabilmente si trattava di qualcuno che non faceva parte della famiglia di Resuttana. Probabilmente si trattava di un personaggio del Borgo Vecchio, che si trova ad una manciata di metri da via Enrico Albanese. “Ci potevano parlare di sopra che è di… di un’altra famiglia?”, chiedeva Pecoraro. E Falavoro rispondeva: “No gli abbiamo fatto il favore noi”. E tirava in ballo “Salvo”. C’è il sospetto che stesse parlando di Salvo Madonia, storico boss di Resuttana. Misteri su misteri.

