CATANIA. Il rischio sismico a Catania resta alto. Del resto, la fascia orientale della Sicilia è per l’Italia un po’ quello che per gli Stati Uniti è la California. “Li si aspetta il Big One, il grande terremoto. Qui da noi il Big One atteso è quello della Sicilia orientale. Se si verificasse provocherebbe decine di migliaia di vittime”. Fatti che oggi dopo quanto accaduto nelle scorse ore tornano, purtroppo, prepotentemente alla ribalta. Anche a Catania.
“La situazione anti-sismica di Catania è preoccupante – ci dice l’assessore a Palazzo degli Elefanti, Luigi Bosco – perchè il patrimonio edilizio per oltre il 60% è costituito da edifici che non sono stati costruiti con i criteri oggi non più a norma. Negli anni sessanta e sessanta c’erano altre leggi. Noi, dobbiamo avere la forza ad incentivare i privati a mettere in sicurezza le loro case: ma l’incentivo è complesso da raggiungere perchè la nostra proprietà immobiliare è “diffusa”. In Svizzera, un condomino ha una proprietà unica – ad esempio, una banca -: da noi, ognuno è proprietario del proprio appartamento e pensi a quanto possa essere difficile mettere tutti d’accordo in un condominio. Tutto questo inceppa dei meccanismi. Tuttavia, arriva un momento in cui si debba ragionare: e, forse, questo è uno di quei momenti”.
Secondo l’assessore Bosco, a Catania un percorso è, però, già scattato: “Siamo una città tra quelle col più alto rischio sismico d’Italia. Lo sappiamo e l’abbiamo detto più volte: l’abbiamo detto al ministro Del Rio al quale, quando è stato qui a Catania, abbiamo suggerito una serie di interventi da inserire nella Legge di stabilità che possa fare partire un vero percorso di messa in sicurezza sismica del patrimonio privato. Ci vorranno almeno vent’anni prima di potere raccogliere i frutti. Serve un contributo statale importante. Abbiamo consegnato la nostra nota che lo stesso Del Rio ha in parte citato commentato, purtroppo, i tragici fatti di queste ore”.
E ancora: “Mi sento di dire che questo percorso sia già cominciato. Siamo partiti, ad esempio, dalle scuole: per poterle mettere in sicurezza, abbiamo dato incarico di “indagare” su trenta scuole di Catania incaricando – attraverso un bando pubblico – altrettanti professionisti. Nel Patto per Catania sono stati inseriti dei fondi ad hoc. Per questo, mi sento di dire che la nostra città ha già cominciato questo percorso”.

