Terremoto Amap, l'assessore Prestigiacomo rinuncia alla delega

Terremoto Amap, Prestigiacomo rinuncia alla delega

Terremoto Amap
Decidi tu come informarti
su Google.
Aggiungi LiveSicilia
alle tue Fonti preferite
:
quando cercherai
una notizia, ci troverai.
AGGIUNGI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti

    Che vergogna andatevene

    Gelarda chi? L’esponente palermitano della Lega, cioè il partito condannato a restituire 49 milioni di euro?
    L’esponente palermitano della Lega guidata a livello nazionale da Matteo Salvini, rinviato a giudizio per sequestro di persona????
    Quindi fatemi capire, Gelarda chiede le dimissioni di Maria Prestigiacomo indagata solo come ex rappresentante di una persona giuridica e non chiede le dimissioni del suo leader rinviato a giudizio per un reato gravissimo come il sequestro di persona?????

    VORREI SPIEGATO PERCHÉ L’ASSESSORE MATTINA PER L’AVVISO DI GARANZIA SI DIMETTE, E L’ASSESSORE PRESTIGIACOMO GIÀ INDAGATA IN QUANTO EX PRESIDENTE AMAP RIMANE IN CARICA, TRA L’ALTRO CON UNA DELEGA PESANTE?

    Si indaghi anche su altri dirigenti, per esempio su coloro che erano deputati a fare gli investimenti

    L’ennesimo politico indagato della amministrazione comunale Orlando. L’assessore si deve dimettere da tutti gli incarichi per correttezza trasparenza .un gestione politica piena di indagati rinviati a giudizio arrestati, tra politici e dipendenti. Complimenti a Leoluca Orlando paladino della legalità e alla sua giunta

    Ennesima manifestazione di arrogarza di Orlando che guida magistralmente una giunta arrivata al capolinea per incapacità ed altro.

    Non è ammissibile che i cittadini, oltre all’eventuale danno ambientale, debbano sopportare la beffa di un servizio pagato profumatamente ma non effettuato. Il comportamento dell’Amap non ci sembra per nulla esemplare”.

    paghiamo la tari ma anche rap fa un servizio scarso

    É una vergogna, ma Bisogna indagare su tutta la giunta sino a trovare uno onesto

    È inciviltà giuridica, è attacco allo stato di diritto confondere avviso di garanzia con condanna e obbligare a dimettersi chi riceve un avviso di garanzia, significa condizionare la politica per via giudiziaria, è un pericolo per la democrazia

    La consigliera comunale Giulia Argiroffi ha posto alcune domande :
    «Dove è finito il 95% dei fanghi di depurazione?
    Dove sono finiti percolato e colaticcio di Bellolampo?
    Dove sono finiti i 7 milioni di euro risparmiati?»
    Chissà se il sindaco Orlando e l’assessora Prestigiacomo risponderanno.
    Se il mare di Palermo è inquinato forse è colpa anche di questi signori.

    Con un barlume di dignità avrebbe dovuto dimettersi dalla carica di assessore

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI