CATANIA – Un agguato per vendetta. Un appuntamento con la morte. Una trappola di sangue. Tre omicidi efferati, commessi – secondo il pm Rocco Liguori – con “crudeltà e codardia. Solo per il puro desiderio di predominio o per vendetta”. I due uomini d’onore Orazio Magrì e Daniele Nizza rischiano la pena all’ergastolo. È questa la richiesta di pena avanzata alla Corte d’Assise dal sostituto procuratore della Dda al termine di una lunga requisitoria. Gli omicidi di Franco Palermo, Giuseppe Rizzotto e Lorenzo Saitta. Daniele Nizza sarebbe il mandante dell’ultimo e avrebbe partecipato al primo. Orazio Magrì, invece, avrebbe sparato contro Rizzotto. Tre delitti che tracciano in modo inequivocabile un’era di guerra armata. Dove alle pallottole si risponde con il fuoco. E gli errori sono pagati con il sangue.
L’OMICIDIO DI FRANCO PALERMO. E’ una sera di settembre del 2009. Franco Palermo, sorvegliato speciale e affiliato ai Cursoti, accompagna la moglie alla sala bingo di via Caronda. La donna non ha il tempo di scendere dalla macchina che una crivellata di colpi raggiunge il marito ancora alla guida della sua Bmw. Il killer travisato da un casco integrale scappa. Sull’asfalto la polizia trova 12 bossoli esplosi. A sparare sarebbe stato Orazio Magrì (è stato già condannato in primo grado) e con lui nello scooter ci sarebbe stato Daniele Nizza. A indicare l’uomo d’onore nel gruppo di fuoco sono diversi collaboratori di giustizia, tra i quali Santo La Causa, storico reggente della famiglia. Orazio Magrì avrebbe raccontato che addirittura mentre sparava si sarebbe inceppata la 9×21 e Daniele non sarebbe intervenuto. A scatenare la furia omicida dei Santapaola sarebbe stato un forte sentimento di vendetta (così come dice anche il pentito Giuseppe Mirabile). Franco Palermo sarebbe stato indicato come uno dei sicari insieme a Nicola Lo Faro di Giuseppe Vinciguerra, il cugino di Orazio Magrì. Un regolamento di conti, insomma. Davide Seminara, altro collaboratore, avrebbe avuto una prima notizia errata ma dopo aveva chiesto a Francesco Magrì che gli avrebbe detto che “sarebbe stato invece il loro capo Daniele Nizza”. Anche Fabrizio Nizza conferma questa ricostruzione, anche se confessa: “Mio fratello non era un uomo d’azione, ma mi disse che quella volta non volle lasciare solo Orazio Magrì”.
L’OMICIDIO DI GIUSEPPE RIZZOTTO. Sparito nel nulla. Giuseppe Rizzotto, detto U Ciareddu e responsabile del gruppo del Villaggio Sant’Agata di Cosa nostra, il 14 settembre del 2011 esce di casa e non fa mai rientro. Passano alcuni giorni e poi i familiari presentano denuncia. Il corpo del boss non è mai stato ritrovato. Diversi pentiti hanno raccontato i dettagli agghiaccianti di un omicidio che si sarebbe consumato nella casa di campagna di Agatino Cristaudo, un soldato del gruppo Nizza di Librino. Il primo a parlare in modo dettagliato è Davide Seminara. Ma sono le rivelazioni di Fabrizio Nizza e Salvatore Cristaudo a dipingere in modo chiaro quello che sarebbe accaduto quel pomeriggio. Alla base ci sarebbero stati i forti contrasti interni tra la frangia degli Ercolano, collegati con il gruppo del Villaggio, e la famiglia di sangue dei Santapaola, a cui fanno riferimento Librino e San Cristoforo. Rizzotto avrebbe provato a vendere dello stupefacente alla compagna di Seminara, che già si riforniva dai Nizza. E avrebbe detto alla signora che “le cose presto sarebbero cambiate”. Una frase che scatena l’ira dei Santapaola che preparano un “incontro chiarificatore”. Fabrizio Nizza ordina ai suoi soldati di procurare le armi, mentre gli altri avrebbero portato alla “mangiata” Giuseppe Rizzotto. Un primo incontro va in fumo. Lo racconta Fabrizio Nizza. Nel secondo appuntamento invece sarebbero arrivati gli scooter con a bordo Daniele Nizza, Orazio Magrì, Salvatore Guglielmino, Giuseppe Rizzotto e Angelo Mirabile, anche lui come “u ciareddu” del gruppo del Villaggio. Nemmeno il tempo di capire cosa stesse accadendo che Rizzotto si sarebbe trovato sulla tempia una pistola puntata. Fabrizio Nizza avrebbe tenuto in mano una 9×21 e avrebbe chiesto conto e ragione del suo comportamento. Il boss avrebbe tentennato e a quel punto Orazio Magrì avrebbe preso la pistola e scaricato addosso a Rizzotto tutti e cinque i colpi rimasti nella pistola. Non avrebbe avuto una mira precisa Magrì, perché il boss sarebbe rimasto agonizzante sul selciato della villetta di campagna. Fabrizio Nizza (solo lui) racconta di una pugnalata alla schiena che avrebbe fermato l’agonia di Rizzotto. Poi il corpo sarebbe stato seppellito, tra gli altri, da Salvatore Cristaudo. Ma dopo la notizia del pentimento di Fabrizio Nizza sarebbe stato spostato più volte.
L’OMICIDIO DI LORENZO SAITTA. Scomparso senza lasciare tracce. E’ il 6 dicembre del 2007. Lorenzo Saitta, omonimo del cugino conosciuto nella malavita come Salvuccio U Scheletro, sarebbe stato ucciso con una fucilata da Andrea Nizza, già condannato in appello a 30 anni di carcere. A dare l’ordine sarebbe stato – come dicono diversi collaboratori di giustizia come Fabrizio Nizza, Davide Seminara e Angelo Bombace – Daniele Nizza. Sarebbe servito da lezione allo “Scheletro” che si sarebbe permesso di dire in carcere che appena fuori “avrebbe fatto la cinquina”. Cinque come i fratelli Nizza. Eros Condorelli lo avrebbe accompagnato in un garage del viale Moncada con la scusa di “assaggiare una partita di cocaina”. Appena arrivato Andrea avrebbe sparato. Andrea ancora giovanissimo all’epoca si sarebbe sporcato le mani di sangue. Una cosa che avrebbe infastidito anche Fabrizio Nizza che avrebbe rimproverato Daniele per la scelta.
L’UDIENZA – Alla sbarra, insieme a Orazio Magrì e Daniele Nizza, anche il collaboratore di giustizia Fabrizio Nizza. Per lui il pm Rocco Liguori ha chiesto alla Corte d’Assise la condanna a 4 anni e 6 mesi di carcere. Gli avvocati Maria Fallico, Daniela Pistorio e Giuliana Conte, che assistono le parti civili, si sono associate alle richieste del pm e hanno chiesto il risarcimento danni. La Corte d’Assise ha rinviato il processo al prossimo 6 marzo per l’arringa del difensore del pentito Nizza. Mentre il 20 marzo discuterà l’avvocato Salvo Pace, difensore di Orazio Magrì e Daniele Nizza.

