PALERMO – La direttrice finisce sotto processo, il ricercatore sceglie l’abbreviato. Carla Giordano, direttrice dell’unità di Endocrinologia del Policlinico, è stata rinviata a giudizio per falso e abuso d’ufficio dal giudice per l’udienza preliminare Marco Gaeta. Alessandro Ciresi, imputato anche per truffa, sarà giudicato allo stato dei fatti.
I fatti sono quelli ricostruiti nei mesi scorsi dai carabinieri del Nucleo anti sofisticazione, coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Claudia Ferrari. Secondo l’accusa, c’era un mercato parallelo per la somministrazione di medicinali a base di somatotropina, l’ormone della crescita.
L’unica struttura abilitata è il Policlinico di Palermo, ma Ciresi avrebbe eseguito i piani terapeutici nel suo studio privato, a Termini Imerese, in una fondazione farmaceutica a Roma e in un centro medico a Palermo. Si tratta di farmaci usati per curare diverse patologie, ma che negli ultimi anni sono diventati la nuova frontiera del doping.
Da qui la contestazione del reato di truffa, visto che il suo rapporto di lavoro a tempo pieno con l’Università gli impediva di svolgere la libera professione. Nei confronti di Ciresi nei mesi scorsi è scattato un sequestro preventivo di beni e disponibilità economiche per 104 mila euro. A tanto ammontano gli stipendi percepiti da Ciresi tra il 2013 e il 2016.
La contestazione di di falso deriva dal fatto che i due medici avrebbero attestato che era stata Giordano, autorizzata assieme ad un’altra collega dall’assessorato regionale alla Salute, a redigere e firmare 204 piani terapeutici, ma in realtà di tutto si sarebbe occupato Ciresi.
Il telefono del ricercatore era sotto controllo e i carabinieri del Nucleo anti sofisticazione hanno registrato la conversazione con una paziente. “A me me li faceva qua… io non venivo là…”, spiegava la donna, riferendosi allo studio privato del ricercatore. Che rispondeva: “Noooo… veniva là sua figlia a prenderli al Policlinico”, cercando di allontanare i sospetti.
Quando i militari hanno convocato la donna, diabetica da vent’anni, ha raccontato di avere svolto tutte le visite non in ospedale, ma in un ambulatorio privato. Poi, i genitori di alcuni bambini hanno riferito di avere svolto la prima visita nella struttura universitaria per poi essere dirottati in centri privati. L’indagine è partita dalla segnalazione del dirigente del Dipartimento del Farmaco dell’Asp di Palermo.

