PALERMO – E dunque dopo tre anni di silenzio, la Regione potrebbe tornare a comunicare. Il condizionale è d’obbligo viste le sorti di tanti precedenti annunci. La novità arriva nella bozza della finanziaria last minute, che ancora la giunta non ha approvato. Riguarda l’ufficio stampa di Palazzo d’Orleans, quello che Rosario Crocetta smantellò additando alla gogna mediatica i giornalisti che ne facevano parte, mandati tutti a casa a inizio legislatura e mai sostituiti. La vicenda accumulò un minutaggio significativo negli allora frequenti show televisivi del Presidente della Rivoluzione, tra Giletti e dintorni. E da allora ha avuto un lungo strascico giudiziario, anche con altalenante giurisprudenza. I giornalisti dell’ufficio stampa, si ricorderà erano arrivati a Palazzo d’Orleans per la gran parte in una maxi-imbarcata, per chiamata diretta, ai tempi di Totò Cuffaro. E tutti erano inquadrati con la qualifica somma, quella di capo-redattore. Uno status quo che certo poteva suscitava qualche perplessità. Ma che venne aggredito da Crocetta con foga maldestra e col parto di una soluzione pasticciata. Il risultato? Da tre anni ormai la Regione siciliana non ha un ufficio stampa, fatica, e parecchio, a comunicare e si affida a comunicati improvvisati firmati dagli stessi politici. Ma ora ecco la svolta. Una norma prevede infatti la costituzione dell’ufficio stampa con cinque giornalisti pubblicisti (perché poi, pubblicisti e non professionisti lo scopriremo solo vivendo). Dei criteri di reclutamento non c’è traccia. E non si fa riferimento al contratto nazionale dei giornalisti. E così, ordine dei giornalisti e Assostampa sono tornati a bacchettare il governatore: “Se la Giunta varerà la norma contenuta in una bozza della legge finanziaria – affermano in una nota – la Regione si ritroverà con un ufficio stampa della Presidenza composto, nonostante i soliti proclami, da giornalisti scelti ‘intuitu personae’ (esattamente come i 23 colleghi che Crocetta licenziò per lo stesso motivo parlando di assunzioni illegittime fatte dai suoi predecessori)”. Secondo un collaudatissimo copione, che è quasi la quintessenza del crocettismo, il governatore è caduto dal pero. “La norma così come è stata scritta non va bene, la modificheremo e rispetteremo certamente il contratto nazionale di lavoro dei giornalisti per chi sarà assunto a tempo determinato”. E i concorsi? E la selezione trasparente? Ci sarà tempo, assicura Crocetta, “ma nelle more, abbiamo il diritto e il dovere di informare i cittadini e la stampa”. E sì, c’era proprio l’urgenza. Avvertita solo dopo tre anni. Che non sono stati sufficienti per pensare a una soluzione definitiva. E così si rimedia a pasticcio con altro pasticcio. Tanto per cambiare.
Dopo tre anni la Regione si ricorda dell'ufficio azzerato. Con una norma che non risolve i problemi per i quali l'ufficio saltò. E dopo le critiche, il governatore cade dal pero.
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