CATANIA – La mafia aveva deciso. Stabilito che l’avvocato penalista Serafino Famà dovesse morire. Era il 9 novembre di diciassette anni fa quando il legale catanese venne freddato con sei colpi di pistola calibro 7.65 all’angolo tra viale Raffaello Sanzio e via Oliveto Scammacca. Nel novembre del 1999 una sentenza della Corte d’Assise etnea riconobbe, come mandante dell’omicidio, Giuseppe Maria Di Giacomo all’epoca boss emergente e reggente del clan Laudani, oggi collaboratore di giustizia. A distanza di diciassette anni, familiari e colleghi hanno commemorato la figura di Serafino Famà con un incontro che si è tenuto nel pomeriggio nell’Aula Magna di Scienze Politiche dal titolo: “La destrutturazione dello Stato di diritto”. “Tra Due Fuochi. Serafino Famà: storia di un avvocato” è anche il titolo del documentario che è stato presentato e proiettato in anteprima nazionale nel corso dell’incontro. Il documentario (della durata di venti minuti) è stato prodotto da Libera ed è stato realizzato da Flavia Famà e Simone Mercurio. Un cortometraggio che mette assieme voci e immagini di repertorio raccontate attraverso la voce di familiari, colleghi, giornalisti e servizi televisivi dell’epoca. Il modo migliore, probabilmente, per ricordare la memoria dell’avvocato catanese Serafino Famà.
Familiari e colleghi hanno commemorato la figura del penalista ucciso da Cosa nostra con un incontro che si è tenuto nel pomeriggio nell’Aula Magna di Scienze Politiche (nella foto un momento dell'iniziativa).
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