Guardate le mani, soprattutto. Le mani di Martina che, mentre lei canta una bellissima aria, cantano in un altro modo: stringendo i palmi, aprendosi e chiudendosi per l’emozione. Le mani di Alessio che scivolano sulla tastiera del pianoforte. Prima Bach, poi Chopin, con le dita che volano, mentre il suo maestro gira le pagine dello spartito. Guardate la mani, gli occhi, il sorriso dei ragazzi autistici e dei loro genitori, che ieri, al Politeama, hanno urlato forte nella giornata della consapevolezza, per dire una cosa che dovrebbe risultare naturale: io esisto.
Guardate Daniele che canta pure lui un pezzo dei Modà, il complessino che suona da Dio, la ragazza che recita una bellissima poesia, il chitarrista e il batterista che si inerpicano sulle note di ‘Money for nothing’ dei Dire Straits. Guardateli e poi domandatevi: chi è il disabile qui?
Ed ecco Tiziana, una mamma, che si libera da un peso e racconta le salite e le discese di una famiglia con un figlio autistico, la voglia di chiudersi e poi la meraviglia di riaprirsi all’esistenza, grazie all’associazione ‘Parlautismo Onlus’ e alla sua anima, l’immensa Rosi Pennino. Ed ecco Sara che sussurra l’inno nazionale. In platea, Sergio Mattarella ascolta con gli occhi lucidi, accanto a Davide Faraone e a Leoluca Orlando. Il Presidente sa cosa vuol dire soffrire, perdere, perdersi e ritrovarsi. Così, sembra finalmente un uomo, fragile e coraggioso, come noi, anche se ha i corazzieri dietro la porta.
Guardate un padre e un figlio che chiacchierano dentro un pezzo di puro surrealismo. Ma è la verità, solo la verità, tutta la verità: la descrizione delle follie burocratiche, del moloch di carte bollate che soffoca quell”io esisto’ urlato a pieni polmoni. E c’è Pif, con la sua ironia, intimidito dall’universo che ha appena scoperto. E c’è il popolo dell’autismo che, alla fine della serata presentata da Francesco Panasci, accende una fiaccola fuori dal teatro e sfila in processione, mentre le mani continuano a incontrarsi, a palpitare, a vivere. E vanno, nella notte, con le fiaccole accese, per non perdersi più.

