PALERMO – Un mix di metadone ed eroina stroncò la vita di Valentina Scalisi. A procurare la dose mortale alla vittima sarebbe stato Luigi Lopes. Oggi è stato condannato a quattro anni di carcere per spaccio di droga, evasione e morte come conseguenza di altro reato.
Valentina Scalisi aveva 25 anni quando i carabinieri la trovarono deceduta in casa nell’aprile del 2012 per overdose. Le indagini dei militari si concentrarono su Lopes, 38 anni, pregiudicato per rapina e spaccio. In quei giorni l’imputato si trovava agli arresti domiciliari. Circostanza che non gli avrebbe impedito di ritirare due dosi di metadone al Sert, dove lui stesso era in cura. A lui arrivarono analizzando i tabulati del telefono e alcune testimonianze.
In particolare, nella memoria del cellulare di Lopes rimase memorizzato il messaggio spedito a Valentina: “Domani è il nostro giorno”. Mentre alcuni testimoni riferirono di avere visto l’uomo entrare nell’appartamento della ragazza. Tesi smentita dall’imputato. Il reato di “morte come conseguenza di altro reato”, secondo il pubblico ministro Roberto Tartaglia, si reggerebbe su un pronunciamento della Cassazione, secondo cui, il presunto spacciatore, nonché consumatore e conoscitore delle sostanze, non poteva escludere che il mix di droghe avrebbe provocato la morte della ragazza. Una tesi che ha convinto il giudice per l’udienza preliminare, Nicola Aiello, che ha condannato l’imputato a quattro anni.

