PALERMO- Ha scritto su Facebook: “I nostri ragazzi sono molto bravi e non possiamo più permetterci di perderli. La scelta di andare via dopo la laurea non deve essere una ‘scelta obbligata’. C’è un dato che preoccupa: la quota di migranti laureati che lasciano il Paese è in crescita”. Fabrizio Micari, , docente di Ingegneria chimica, gestionale, informatica e meccanica, autore del suddetto post ed ex presidente della Scuola Politecnica, si candida per la poltrona di rettore dell’università di Palermo.
Professore, perché?
“Perché voglio riportare il sapere al centro”.
Al centro di cosa?
“Della città, dei progetti degli adulti, dei sogni dei ragazzi. L’Università può essere un potentissimo motore di sviluppo”.
Come mai ha scritto su Facebook quello che ha scritto?
“Perché non sopporto il delitto che si consuma periodicamente. Il dato a cui faccio riferimento è drammatico per tutti, ma tragico per la Sicilia. Ogni cervello che fugge provoca uno schianto. Come se crollasse, ogni volta, un pilone sull’autostrada del nostro futuro”.
Immagine che evoca un noto disastro…
“Il disastro quotidiano dei nostri giovani che cercano fortuna altrove. Ecco, vede, nel caso del famoso pilone e del celebre viadotto sulla Palermo-Catania, sarebbe stato auspicabile un dialogo più approfondito tra Università e media. Abbiamo docenti molto competenti e mi sembra importante che il loro punto di vista serva per un approfondimento del livello di conoscenza”.
Invece?
“Riaffermo il principio: dobbiamo riportare il sapere al centro del discorso. Altrimenti, non ne usciamo. Questa Sicilia ai minimi termini può conoscere il riscatto con un aumento di conoscenza ed innovazione. Ogni crisi può rappresentare l’inizio di un’opportunità”.
Lei che tipo di opportunità potrebbe promettere, se fosse eletto?
“Cominciamo dal migliorare i servizi offerti agli studenti. I ragazzi pongono domande a cui dobbiamo dare risposte vere, celeri e soddisfacenti. Dobbiamo essere competitivi e reggere il confronto con gli altri atenei che fanno massiccia attività di recruiting nelle scuole. Dobbiamo potenziare la didattica anche con le più moderne tecnologie. Dobbiamo affrontare il problema dei fuoricorso. Dobbiamo offrire maggiore facilità di accesso alle segreterie, agli uffici e promuovere convenzioni ed agevolazioni. In definitiva, dobbiamo trasformare l’Ateneo nella casa di coloro che vogliono imparare, crescere e che hanno il diritto a una permanenza serena, proficua e assistita. Ed è oltretutto necessario comunicare bene quello che facciamo, perché i problemi ci sono, ma l’Ateneo è vivo”.
Torniamo a Palermo: come sono i rapporti?
“La città è fredda. Eppure, sussistono tutte le caratteristiche per costruire una buona intesa, perché qui c’è un’ampia e intelligente comunità universitaria. Possiamo essere ancora di più un punto di riferimento, scommettendo sull’eccellenza, sulla qualità, garantendo un effettivo ponte col mondo del lavoro”.
Cosa manca allora per mettere a frutto il capitale?
“Una maggiore consapevolezza da parte della politica dell’importanza del rapporto con le Università. E’ necessario costruire insieme una capacità di indirizzo e di programmazione che sfrutti le risorse del territorio”.
Sempre colpa della politica?
“Io e i miei colleghi facciamo un gran lavoro, per formare laureati che trovano facilmente, considerati i tempi, un’occupazione: sono bravissimi e competenti. Moltissimi di loro, però, vanno via. Lasciano la Sicilia per sempre”.
E siamo al pilone che crolla. Lei cosa scommette da parte sua?
“La mia faccia e il mio impegno, ogni giorno. Le pare poco?”.

