L'omicidio di Adrano |Ci sono due indagati - Live Sicilia

L’omicidio di Adrano |Ci sono due indagati

Oggi pomeriggio si sono svolti i funerali di Giuseppe Dainotti.

CATANIA – Ci sono due indagati per l’omicidio di Giuseppe Dainotti, avvenuto martedì 17  aprile nei pressi di un autolavaggio di Adrano. Un “atto dovuto”, va precisato, per poter espletare gli accertamenti irripetibili e quindi garantire, come stabilisce la legge, il diritto di difesa e quindi la nomina dei consulenti di parte. Uno è M.S., il custode dell’autolavaggio già finito in carcere per la detenzione di due pistole trovate il giorno del delitto all’interno del suo furgone. È stato il 42enne, difeso dall’avvocato Francesco Messina, ad allertare la polizia quella mattina di quanto era avvenuto nella notte. L’altro indagato è un 24enne di Librino, F. V. S., forse il complice nell’azione criminale che poi ha portato all’esplosione dei colpi mortali.

L’autopsia sul corpo del 25enne trovato ai margini della strada SS 284 si è svolto lunedì scorso all’obitorio del Vittorio Emanuele. All’esame autoptico eseguito dal medico legale Giuseppe Ragazzi ha partecipato anche il legale della famiglia Dainotti, l’avvocato Francesco Silluzio. L’accertamento peritale potrà fornire molti chiarimenti in merito alla dinamica di quanto accaduto. In particolare potrebbero emergere elementi a sostegno o meno dell’ipotesi “fuoco amico”, emersa dopo la testimonianza del custode. Pare intanto che i proiettili che hanno colpito Dainotti siano stati due.

Ma le indagini della Squadra mobile e del Commissariato di Adrano comunque non si sono chiuse solo su questa pista, ma ne stanno scandagliando anche altre. Ulteriori dettagli investigativi potranno emergere anche dalle perizie balistiche disposte dalla pm Martina Bonfiglio e dall’aggiunto Ignazio Fonzo.

Oggi pomeriggio intanto si sono svolti i funerali di Giuseppe Dainotti. Non hanno però potuto dare l’ultimo saluto al giovane il padre e il fratello, il primo detenuto a Piazza Lanza e il secondo al carcere di Noto. “Nonostante le autorizzazioni ci hanno detto che non c’era personale che potesse scortarli. Lo trovo assurdo, ci troviamo di fronte alla morte di una persona”, afferma, con molta amarezza, l’avvocato Silluzio.

 


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