CATANIA – Le borse e gli oggetti in pelle, le Harley Davidson e uno spirito libero, sempre pronto a inventarsi nuove strade: Mimmo Carota è ricordato così da chi lo ha conosciuto, tra la sua bottega di artigiano della pelle nei pressi di Castello Ursino e un giro in moto. Carota è morto pochi giorni fa a causa di un male incurabile e lascia due figli e una moglie.
Le belle arti e Londra
Nato quasi settant’anni fa a Troina, Carota si diplomò all’istituto d’arte di Catania specializzandosi nella lavorazione di pelle e cuoio. Frequentò, poi, l’Accademia di Belle arti di Firenze, iniziando una carriera da pittore. Negli anni settanta si spostò a Londra in cerca di qualcosa di nuovo, e mischiando la propria creatività all’attitudine italiana ad arrangiarsi si inventò un mestiere, iniziando a produrre oggetti in cuoio.
L’arte della pelle
Tornato in Italia, Carota aprì una boutique a Taormina in cui vendeva le sue apprezzatissime creazioni. Ma la vera meta era Catania, dove il suo lavoro era richiestissimo, e a quel punto Carota aprì una boutique in via Sangiuliano che presto diventò la meta di migliaia di appassionati. La passione di Carota, la sua cura dei materiali e la maestria con cui progettava e realizzava ogni pezzo unico contribuirono a fare del suo lavoro un oggetto di culto. A questo si univa la sua carica umana, l’affetto di cui amava circondarsi e che nelle ore successive alla sua morte hanno portato decine di persone a manifestare il proprio dolore, ma soprattutto a ricordare Carota come un uomo affettuoso e vitale.
Da una decina d’anni Carota aveva spostato la bottega in piazza Federico II di Svevia, continuando a sfornare le sue creazioni per appassionati del cuoio, dai motociclisti ai rockers e, soprattutto, passando il testimone ai suoi figli, diventati anche loro artigiani della pelle.

