CATANIA – Con l’ispezione del relitto e gli incidenti probatori che si stanno concludendo la fase delle indagini per determinare le responsabilità dirette al naufragio del 18 aprile scorso si avvia al suo stralcio finale. Lo ha affermato il Procuratore capo Giovanni Salvi che oggi ha convocato i giornalisti per dare gli ultimi dettagli sull’ispezione effettuata ieri sul relitto localizzato dalla Marina Militare.
Gli ultimi dati utili per determinare l’apparato probatorio a carico di Mohamed Alì Malek, il presunto comandante del peschereggio, e per il siriano Mahmud Bikhit, identificato come uno dei membri dell’equipaggio, sono determinare un numero (anche approssimativo) delle vittime e capire se i portelloni delle stive erano realmente chiusi. Elemento questo per la contestazione al tunisino rispetto al sequestro di persona.
Su una cosa Salvi è certo: il numero dei morti è “superiore a 700, ed è circa 800”. Inoltre il procuratore ha sottolineato che “il relitto del natante trovato dalla marina è compatibile con queste cifre” e che sono stati avvistati “molti corpi”. Per far capire come erano stipati i migranti nella nave, è stato mostrato in conferenza stampa l’immagine di un altro barcone soccorso dalla Marina Militare in cui erano trasportati 847 migranti.
L’ispezione video di ieri è stata realizzata grazia al mezzo subacqueo della Marina Gigas (una sorta di sommergibile) che sono in dotazione ai cacciamine Gaeta e Vieste. Le immagini sonar sono state trasmesse (attraverso un sistema satellitare) in tempo reale al porto di Augusta dove erano presenti gli investigatori della Squadra Mobile diretti da Antonio Salvago e gli avvocati Massimo Ferrante e Giuseppe Ivo Russo, i difensori dei due presunti scafisti.
Il recupero del relitto resta un’ipotesi, potrebbe essere utile per determinare se – come detto – i portelloni erano chiusi o aperti. “Valuteremo la possibilità di recuperare il relitto – ha affermato infatti Salvi – in base all’esigenza di accertare se portelloni erano chiusi o aperti. Uno già dalle immagini è apparso aperto. Quello di poppa invece chiuso, ma bisogna stabilire se si e chiuso per effetto del naufragio”.
Dall’autopsia dei cadaveri eseguita a Malta e anche sui 28 superstiti trasferiti a Catania “non sono stati trovati – ha assicurato il magistrato – segni violenza”.


