PALERMO – “È stato appena approvato in commissione Affari istituzionali dell’Ars il mio ddl sull’eliminazione del divario retributivo di genere”. Ad annunciarlo è la deputata del Movimento 5 stelle, Jose Marano, spiegando che adesso la proposta di legge “verrà messa in discussione in commissione Bilancio per poi arrivare in aula al vaglio del Parlamento siciliano”.
“Ringrazio il presidente della prima commissione Ignazio Abbate – aggiunge Marano – per aver dato priorità a questo tema ed essersi impegnato per portarlo alla sua approvazione. Ringrazio tutti i deputati dell’Ars che hanno contribuito con i loro emendamenti ad arricchire il testo e i rappresentanti di associazioni, categorie, rappresentanti istituzionali che hanno partecipato alle audizioni avanzando anche loro le loro proposte”.
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“Serve un cambiamento culturale”
“Serve un cambiamento culturale – spiega la deputata del M5s – per una concezione di impresa differente che riesca a coniugare gli aspetti lavorativi e quelli familiari, affinché il progresso economico non resti appannaggio di pochi ma venga condiviso con i diversi attori protagonisti della società. Quello di oggi è un passo avanti verso la parità tra uomini e donne nella vita lavorativa con il sostegno della Regione Siciliana alle imprese siciliane nella promozione di iniziative volte alla parità retributiva”.
Marano si ricollega a quelli che sono i numeri e i dati che testimoniano la disparità fra uomo e donna, un discorso che in realtà non riguarda soltanto gli stipendi. “In Italia e in particolare in Sicilia, ancora oggi le donne devono ancora fare i conti con sfide, disparità e minacce: abusi e molestie, stipendi più bassi, minori opportunità di lavoro e di carriera. A livello economico, l’indicatore relativo al divario retributivo globale tra donne e uomini registra un divario di genere pari a circa il 40% nell’Unione Europea. Il divario retributivo è il risultato di una vasta gamma di squilibri di genere presenti sul mercato del lavoro che vedono la donna ancora discriminata. Basti pensare che in Italia l’occupazione femminile è ferma al 49% mentre quella maschile si attesta al 68%, collocando l’Italia in penultima posizione tra i paesi dell’UE, con 10 punti di differenza rispetto alla media europea”, conclude.




