PALERMO – In un mondo sempre in cerca di eccellenze, ma che troppo spesso cede alla tentazione del profitto facile generato dalla superproduzione e dall’inseguimento della quantità a dispetto della qualità e dell’ambiente, il modello degli allevatori della vacca Cinisara rappresenta un unicum, un caso isolato fatto di prodotti straordinari, di sacrifici di allevatori che mantengono viva la tradizione di quella che è rimasta l’unica razza bovina autoctona in Sicilia.
Una razza che pascola tutto l’anno, su montagne impervie, anche in situazioni in cui il foraggio scarseggia e che per queste ragioni è fonte di prodotti culinari altrettanto unici. Una razza che grazie a Cinisara’s chain, progetto a sostegno per la costituzione e la gestione dei gruppi operativi del PEI in materia di produttività e sostenibilità dell’agricoltura finanziato dall’Unione europea, portato avanti dal Consorzio degli allevatori per la tutela della razza bovina Cinisara e dei suoi derivati, capofila del progetto, insieme al Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’università degli studi di Torino e all’Università degli studi di Scienze gastronomiche di Pollenzo, può beneficiare persino dei più innovativi ritrovati della tecnologia, per studiare, preservare e promuovere questo straordinario microcosmo.
I risultati di medio termine del progetto saranno presentati il 28 febbraio 2025 alle 14.30 nell’aula Tucci dell’Istituto sperimentale Zooprofilattico per la Sicilia, a Palermo, in via Roccazzo 85.

