Se Sara Campanella fosse nostra figlia

Se Sara fosse nostra figlia… Il dolore e l’orrore che si ripete

Il dolore. La violenza di un assassino. I post della mamma di Sara
IL FEMMINICIDIO
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2 min di lettura

Se Sara Campanella, trucidata senza pietà, fosse nostra figlia, questo sarebbe il momento di un dolore impenetrabile. Una tenebra fitta avvolgerebbe il nostro cuore.

Se Sara fosse nostra figlia, vivremmo come in un incubo da cui è impossibile risvegliarsi, nonostante l’affetto immediato e diffuso. I protagonisti di una tragedia viaggiano su altre strade solitarie.

Ma forse, se Sara fosse nostra figlia, avremmo un lucido e disperato spazio per una domanda atroce: perché? Dopo ogni femminicidio, le analisi si sovrappongono, i provvedimenti si annunciano e si aggiungono, lo sdegno rabbioso si accende. Eppure, l’orrore si ripete e riguarda – qui e adesso – anche la povera Ilaria Sula. Perché?

L’orrore ‘visto da vicino’

Nessuno deve accontentarsi della parola ‘mostro’: per descrivere un bieco assassino ci vuole molto di più in pesantezza e molto di meno in banalità. ‘Mostro’ è un termine che rassicura, nel descrivere una lontananza. Invece no, il ragazzo che ha confessato ha le sembianze di una figura non aliena. Era vicino, qui, accanto a noi. Ci fissa, dalle foto sulla rete. Lo osserviamo, mentre mangia. L’abiezione assoluta risuona familiare.

Se Sara fosse nostra figlia, interrogheremmo i nostri stessi pensieri. Scorreremmo dolorosamente il tempo, fotogramma dopo fotogramma. Ma ciò che ama illimitatamente può proteggere solo fino a un certo limite. E’ una legge spietata.

Se Sara fosse nostra figlia, impareremmo, a poco a poco, centimetro di cuore per centimetro di cuore, inizialmente dubitando, che la speranza rinasce ovunque. Attenderemmo il ricongiungimento, distillando il ritrovarsi di ogni giorno. Coltivando la sorpresa di abbracciarsi.

“Diamo voce a Sara”

Sara non era nostra figlia, lo è diventata, simbolicamente, per empatia e rabbia. Sara era la splendida figlia di un padre e di una madre amorevoli, in una famiglia unita. La sua mamma ha scritto sui social: “Bisogna sempre parlare per denunciare!!! Aiutatemi a dare voce a Sara”. 

La mamma di Sara, con un tocco inimitabile, nel suo profilo Facebook sta colorando il lutto con le pennellate di un amore che è una coraggiosa sorgente di luce, in mezzo alle tenebre, con i ricordi dei momenti felici – c’è un concerto dei Coldplay – riassunti in una immagine incancellabile.

L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, dice, in una nota: “Nel corpo trafitto di Sara piangiamo il destino dell’umanità quando essa sceglie la violenza, la morte. Non ci sono parole per consolare lo strazio dei suoi cari genitori. Siamo in silenzio con loro, non possiamo che donare loro le nostre lacrime. L’intera famiglia umana oggi piange Sara”.

Noi, intanto, siamo qui, tra una voce che si è spenta, ma vivrà nella memoria, e il silenzio. Tutti i genitori di una piccola e grande donna hanno ancora più paura.

Noi siamo qui, attoniti. Ma, con un sentimento di necessaria e inarrestabile ribellione, rifiutiamo di assistere, da inermi, alla sanguinaria cronologia dell’orrore.


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