PALERMO – C’è chi la definiva “regina”, chi “califfa”. Sabrina De Capitani ha scelto di venire dalla Lombardia in Sicilia. Considerava l’Isola “un terreno fertile” per coltivare le sue ambizioni, alimentate da una fitta rete di relazioni soprattutto con uomini politici.
L’ex portavoce dimissionari del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno di nomi ne ha fatti parecchi senza sapere di essere intercettata. La Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia ha piazzato degli omissis su interi capitoli delle informative della guardia di finanza. È un mare magnum di cui finora si conosce solo una parte.
In principio fu Cannes
I pm di Palermo indagavano sullo scandalo della mostra fotografica al Festival del cinema di Cannes. Sabrina de Capitani era consulente della Absolute blue, la società che ricevette la commessa milionaria senza gara in virtù di una esclusività che con convinceva e non convince.
Nella prima intercettazione agli atti dell’inchiesta discuteva con un commerciante di pelletteria di Monza, città dove la donna viveva. Si scusava per il ritardo di un pagamento: “… te li posso fare alla fine del mese, non mi hanno pagato, non mi hanno dato i 100 mila euro… quelli del festival”.
Borse Hermès e abiti Valentino
La sua presenza all’Ars non passava inosservata. Qualcuno dello staff della segreteria di Galvagno riferiva le parole pronunciate da De Capitani: “… mi ha parlato che Gaetano non capisce un c…, che si fa prendere per il culo…”. La portavoce si faceva “i cazzi suoi”, “comandava” ed aveva atteggiamenti appariscenti. Si muoveva “solo in taxi”, “due aerei a settimana”, “borse di Hermès e completo Valentino”, cene “ogni sera nei migliori locali di Palermo”.
L’ex assessore Messina
De Capitani era stato il tramite fra l’ex assessore regionale al Turismo, Manlio Messina (tutto fa pensare che il politico sia “uomo 6” citato negli atti giudiziari), e Patrick Nassogne, fotografo e amministratore della lussemburghese Absolute blue. “Io ho cominciato a frequentare Manlio, il giro di Fratelli d’Italia, fare business”… sono stata la persona che ha portato la Regione Sicilia al Festival di Cannes”, diceva la portavoce. Quando il governatore Renato Schifani subentrò a Nello Musumeci affidò la delega del Turismo a Francesco Paolo Scarpinato indicato sempre da Fratelli d’Italia. Lo scandalo Cannes impose una staffetta: a Scarpinato subentrò Elvira Amata, l’assessora ora indagata per corruzione.
Sabrina De Capitani e Filippo Geraci, consulente a titolo gratuito quando assessore era Manlio Messina, criticavano la scelta di Scarpinato che avrebbe dovuto temporeggiare ed invece aveva scritto una lettera per prendere le distanze dal progetto Cannes. Aveva dato la colpa al dirigente e responsabile della Sicilia Film Commission, Nicola Tarantino. In realtà dietro c’era un intreccio politico-amministrativo.
Schifani bloccò la nuova tranche di investimenti (i primi milioni erano già stati spesi nel 2021 e 2022), Nassonge provò la carta del ricorso al Tar ma perse. Fu Galvagno a dare a De Capitani la notizia. Almeno così la portavoce disse al compagno Franco Ricci, il quale senza troppi giri di parole diceva che rischiava di finire nei guai “Messina e tutta la sua banda”. “Quest’anno è stato bloccato tutto in quanto è cambiata la squadra politica”, gli rispondeva la portavoce.
I messaggi su Fratelli d’Italia
Per un periodo De Capitani mostrò risentimento nei confronti di Nassonge. Per fortuna le cose erano cambiate, ormai poteva contare sul sostegno di Galvagno. Le restava la forte preoccupazione per i messaggi che si era scambiata con l’uomo di Cannes, specie quelli in cui aveva celebrato il successo elettorale di Fratelli d’Italia: “… del tipo quando gli ho scritto che aveva vinto Fratelli d’Italia e gli ho scritto che bello abbiamo vinto… facciamo delle cose fighe per i prossimi cinque anni… siccome l’assessorato è di Fratelli d’Italia possiamo continuare a fare cose fighe a livello di progetto”.
Ad un’amica De Capitani confessava: “Meno male che si è fermato a livello regionale (il caso mediatico legato a Cannes, ndr) perché poi siamo riusciti a bloccarlo perché abbiamo dovuto chiamare Ignazio La Russa”.
Il tramite fu Manlio Messina: “Ho detto Manlio chiama La Russa e digli di fermarsi perché qua succede un casino”. Il presidente del Senato a sua volta, aggiungeva la donna, “ha chiamato Schifani dicendogli: ‘Mo’ la pianti…”, perché “se questa cosa viene fuori a livello nazionale…”.
Il nome di La Russa torna quando De Capitani suggerisce ad Alessandro Alessi, altro imprenditore della comunicazione indagato, che deve mantenere il legame con Marianna Amato, pure lei sotto inchiesta, “perché è la cocca di Ignazio La Russa”.
De Capitani sosteneva che “Patrick (Patrick Nassogne ndr) lui non sa neanche il lavoro diplomatico che ho fatto dietro per non fare uscire un bubbolone a livello nazionale con la Meloni che era stata appena andata al governo, con la Santanché che è diventata ministro del Turismo”
Acqua passata, ormai De Capitani era sicura di avere scelto il cavallo vincente puntando su Galvagno. “Sono io l’artefice che l’ha fatto diventare famoso – diceva riferendosi a Manlio Messina – sono stata io che lo ha portato a Mediaset, ho scommesso sulla persona giusta così come ho scommesso su Galvagno”.
“Conosco i suoi segreti e il segreto è potere”
In giro diceva di “averlo in pugno”, se l’era “coltivato” per gli affari in terra di Sicilia e sperava anche di sfruttarlo per avvicinarsi a La Russa. La sua arma? “… perché io l’ho voluto con me in casa, perché così conosco i suoi segreti e il segreto è potere“. Il riferimento è all’appartamento del presidente dell’Ars, in via Benedetto Civiletti, ma usato da De Capitani.
Nel gennaio scorso nella casa i finanzieri hanno trovato “una modica quantità” di hashish dentro un trolley della donna. “L’altro giorno ehm… ero fuori come un balcone perché mi sono fatta pure una canna”, diceva la portavoce. La vicenda non ha rilievo penale, ma gli investigatori stanno cercando di risalire al fornitore, indicato come “barman” di nome “Angelo”.
“Tutti vanno da Gaetano, tutti hanno bisogno di qualcosa – aggiungeva la portavoce – Gaetano conosce solo la gente più ricca di Sicilia e tutti vanno lì a rompere il c… e lui ovviamente chiede in cambio posti di lavoro”.
Un amico che si era rivolta a De Capitani nella speranza che potesse dargli una mano per aprire uno sportello bancario in Sicilia la incensava: “Sei elegantissima, intelligente… ce l’hai tutti ai tuoi piedi tu hai la capacità di fare network di relazioni che pochissimi hanno… noi siamo il paese dei favori non c’è un cazzo da fare”. E De Capitani: “… ma tu sai quanti favori che io faccio ma per conto di Gaetano…”.
Nel frattempo alla sua porta bussavano in tanti. Non solo siciliani. Cercavano in lei la sponda per operazioni commerciali e immobiliari a Milano, Roma e persino in Vaticano. Ma questa è un’altra storia ancora da raccontare.

