PALERMO – L’ipotesi del traffico di influenze regge alla valutazione del Tribunale del Riesame. Nell’attesa dell’appello della Procura di Palermo, nei giorni scorsi è stata confermata l’interdittiva per Marco Dammone e Mauro Marchese.
Dammone, Marchese e l’appalto
La vicenda riguarda l’appalto bandito dall’Asp di Siracusa e vinto dall’impresa Dussmann. I due indagati sono gli unici per cui il Giudice per le indagini preliminari lo scorso novembre aveva ravvisato la necessità di un provvedimento.
Marchese e Dammone, rappresentante legale il primo, funzionario dell’impresa l’altro, hanno avuto la misura interdittiva dall’esercizio di attività di impresa e di contrattare con la pubblica amministrazione. Sono accusati di aver aggiustato una gara d’appalto all’Asp di Siracusa, ma secondo il Gip non devono rispondere di corruzione, bensì di traffico di influenze.
Ormai non lavorano più per Dussmann che ha sempre ribadito “la totale estraneità dell’azienda ai fatti oggetto dell’inchiesta della Procura. Peraltro, nessun atto inerente alle indagini è mai stato notificato alla società”.
Corruzione, ricorso in appello
I pm palermitani insistono sull’ipotesi della corruzione e hanno presentato ricorso in appello. Ritengono che tutti gli indagati meritino i domiciliari. Se ne occuperà un altro Tribunale del Riesame. Solo allora saranno valutate quella che l’accusa ritiene siano nuove prove.
Ci sarebbe stato un accordo “a monte” fra Totò Cuffaro e Saverio Romano (l’unico per il quale la Procura non ha fatto appello dopo il no agli arresti domiciliari). Alessandro Caltagirone avrebbe “asservito” il suo ruolo di manager dell’Asp. La sua nomina, “supportata” da Cuffaro e Romano, sarebbe uno dei punti chiave dell’accordo illecito, tanto che gli viene contestata una nuova ipotesi di corruzione impropria per l’esercizio della funzione.
Secondo i pm, Cuffaro avrebbe ottenuto da Dussmann un aumento delle ore di servizio per due persone da lui segnalate e la futura promessa di posti di lavoro da spendere per aumentare la sua forza elettorale, mentre Romano un subappalto per l’imprenditore a lui vicino, Sergio Mazzola.
“Il rapporto di amicizia con Romano ha fatto sì che l’indicazione sul soggetto da favorire nella nomina a direttore generale cadesse su Caltagirone, per quanto poi sia stato l’ascendente politico di Cuffaro – si legge nell’atto di appello – a permettere di avviare nelle sedi più opportune le interlocuzioni necessarie per raggiungere il risultato di far nominare Caltagirone, impegno che dall’ex presidente della Regione è stato assunto in forza di rapporti fraterni con Romano”.
Le intercettazioni
Sistemata la pedina Caltagirone, sarebbero state avviate, a cascata, le manovre per pilotare la gara da 14 milioni per il servizio di portierato e ausiliarato all’azienda sanitaria siracusana. Era stato Dammone a ottenere un incontro: “Marco Dammone, mi ha procurato l’appuntamento attraverso il compagno di tua figlia”, ovvero Marco Zambuto.
Ed è proprio a Dammone che l’ex governatore diceva: “Io mi sto muovendo con insistenza anche su Siracusa… per voi… vedrò Caltagirone stringendolo più pesantemente”. Un’altra volta Cuffaro gli chiese. “I miei mi dicono che state facendo assunzioni a Caltanissetta… non vogliamo esclusive, perché è giusto che voi parliate con tutti… però non vogliamo essere esclusi”.
Marchese e Dammone sono stati pedinati e fotografati più volte dai carabinieri del Ros davanti casa di Cuffaro, ma anche davanti l’Assemblea regionale siciliana. Un giorno Marchese disse all’ex governatore: “A Siracusa è andata molto bene”. Si era incontrato con Caltagirone.
Secondo il Gip, si sarebbe trattato di un traffico di influenze. Il Riesame ha confermato la misura interdittiva e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per i due indagati. In attesa dell’appello, sempre il Riesame ha confermato la ricostruzione della Procura per la vicenda del concorso pilotato a Villa Sofia per la stabilizzazione degli operatori socio sanitari. Cuffaro e Colletti (poi ricoverato per gravi problemi di salute) sono rimasti ai domiciliari con l’accusa di corruzione, mentre al presidente della commissione di esame, il medico Antonio Iacono, la misura degli arresti domiciliari è stata sostituita con l’interdittiva.

