PALERMO – Parla di “illegittima sospensione” e ritiene “doveroso intervenire per ristabilire la verità dei fatti”. Da alcuni giorni Stefano Cirillo non è più il segretario regionale della Democrazia Cristiana. Il segretario nazionale facente funzioni, Gianpiero Samorì, ha motivato la scelta puntando il dito contro la gestione dei soldi del partito.
L’attacco di Cirillo
Cirillo ha affidato la sua replica ad una nota dai toni durissimi: “La Democrazia Cristiana rappresenta un grande patrimonio politico, umano ed elettorale. Proprio per questo l’interesse attorno ad essa è altissimo e, talvolta, anche chi non ha alcun titolo o diritto a guidarla tenta di manipolarne le regole pur di impossessarsene. Tuttavia, proprio in virtù dell’importanza di questo spazio politico e nel rispetto di una comunità ampia e radicata, è nostro dovere garantire una guida autorevole e legittima, individuando il miglior leader possibile come Segretario Nazionale”.
Tensioni per il dopo Cuffaro
Il ‘post-Totò Cuffaro’ è attraversato da forti tensioni. Il Consiglio nazionale, riunito a Roma da Samorì, ha rinviato l’elezione del nuovo segretario che prenderà il posto di Cuffaro, indagato per corruzione dalla Procura di Palermo e finito agli arresti domiciliari.
“Nei confronti del Vice Segretario che non ha accettato le regole statutarie sono state avviate diverse impugnative, che lo vedono oggi chiamato a rispondere anche dinanzi ai Probiviri. Per quanto mi riguarda – spiega Cirillo – ho promosso una serie di azioni legali a tutela della mia persona e del mio ruolo, a fronte dei gravi tentativi di delegittimazione, da lui messi in atto nei miei confronti”.
“Accuse infondate”
“Alle accuse del tutto infondate relative alla gestione dei conti del partito ha risposto ieri, il Presidente del Collegio dei Revisori della Democrazia Cristiana – prosegue Cirillo – il quale ha spiegato all’intero Consiglio Nazionale che io rivesto esclusivamente il ruolo di Segretario Politico Regionale della Sicilia, senza alcuna responsabilità amministrativa, senza mai aver disposto, gestito o avuto accesso a conti del partito, né tantomeno utilizzato risorse economiche della Democrazia Cristiana”. Parole che entrano nel merito delle accuse rivoltegli da Samorì e svelate per la prima volta da LiveSicilia.
Secondo Cirillo, ci sarebbe dietro una manovra politica: “Il tentativo di destabilizzazione attuato attraverso la mia sospensione alla vigilia del Consiglio Nazionale, così come quella di altri Consiglieri Nazionali, è stato chiaramente dettato dal timore che potessi essere eletto Segretario Nazionale. Un’ipotesi che ho sempre escluso, dichiarando pubblicamente di non essere interessato a tale incarico, perché ritengo che il lavoro svolto in Sicilia, soprattutto in questa fase così delicata, richieda il mio impegno totale, nel rispetto di tutti coloro che mi hanno eletto al Congresso, dei territori e di tutti rappresentanti all’interno delle istituzioni della Democrazia Cristiana”.
“Credo fermamente che a livello nazionale, dove sta crescendo una Democrazia Cristiana libera, autonoma e forte, debba essere individuata una figura autorevole, all’altezza della guida di un partito storico e centrale come la Democrazia Cristiana – conclude Cirillo -. Sono certo che la volontà comune di non rallentare il percorso di crescita del partito porterà, tra quindici giorni, al prossimo Consiglio Nazionale, a trovare una sintesi politica condivisa, capace di rigenerare e rafforzare l’intera Democrazia Cristiana”.

