PALERMO – Nessun incontro, almeno dal vivo, tra il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e il segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. Il governatore non è andato a Roma, dove Tajani ha organizzato la festa per i 50 anni del Partito popolare europeo.
Il caso Sicilia in Forza Italia
Un evento che era stato descritto da tanti come l’occasione per un confronto tra Schifani e Tajani sul futuro di Forza Italia nell’Isola, a partire dallo scioglimento del nodo relativo al nome del commissario che potrebbe arrivare per gestire un partito diviso. Schifani, invece, non ci sarà. Il presidente della Regione ha preferito seguire l’agenda dei suoi impegni di lavoro ed è andato a Niscemi per un sopralluogo nella cittadina nissena sconvolta dalla frana.

Mulè freddo sull’ipotesi Minardo commissario di Forza Italia
La partita sul futuro di Forza Italia resta aperta e il dibattito interno si fa sempre più aspro. L’ultima presa di posizione è del vice presidente della Camera Giorgio Mulè, che fa asse con l’eurodeputato Marco Falcone. Giunto in Sicilia per presentare il libro di Giuseppe Sottile, ‘Palermo di chitarra e coltello’, Mulè ha messo da parte la diplomazia criticando i ritardi sul rimpasto di Giunta e reagendo con freddezza alla possibilità che sia il parlamentare ragusano Nino Minardo, presidente della commissione Difesa della Camera, a guidare il partito nell’Isola.

Mulè: “Io commissario di Forza Italia? Se Tajani me lo chiede vedremo…”
Tra i nomi circolati nei giorni scorsi c’era proprio quello di Mulè. “Non faccio gare o candidature per il commissariamento o per altro – le sue parole -. Sono vicepresidente della Camera, indicato da Forza Italia, e quindi, qualora e quando il partito o Tajani, ritengano che io possa essere utile ne parleremo e vedremo cosa fare”. Mulè ha comunque dipinto il partito che vorrebbe: “Unitario, che esalti il confronto tra i deputati, i consiglieri e i sindaci, che possa rivitalizzare. Penso ad un partito che si parli”.
Rimpasto in Sicilia e tensioni
Ad aumentare ulteriormente la tensione dentro agli azzurri sono anche le voci sul rimpasto di Giunta. Da tempo il gruppo parlamentare attende un riconoscimento ma il presidente della Regione intende valutare con la massima cautela le scelte. Una mossa sbagliata, infatti, potrebbe riaccendere le conflittualità interne al gruppo. L’effetto immediato sarebbe una ulteriore instabilità della maggioranza all’Ars.
Per questo motivo, visti anche i tempi strettissimi per le nomine in Giunta, appare sempre più probabile che Schifani decida di rimpiazzare soltanto le due caselle che un tempo erano occupate dalla Dc, rimandando tutte le altre questioni aperte.

