Sicilia, 7 giorni di tempo per attuare il rimpasto di Giunta

Dead line per il rimpasto, 7 giorni di tempo per modificare la Giunta

Renato Schifani
Il nodo della questione morale

PALERMO – Scatta il countdown per il rimpasto nella giunta regionale in Sicilia. La deadline, apprende l’Ansa, è fissata al 30 aprile: il dossier dovrà essere chiuso entro sette giorni e non oltre, altrimenti per la Regione si profilerebbe la paralisi amministrativa.

Rimpasto, tempi stretti

Dal primo maggio, in assenza del rendiconto 2025 in fase di stesura, scatterà il blocco della spesa per le assunzioni di consulenti ed esterni e attendere altro tempo per il riassetto della giunta scavallando questa scadenza significherebbe che i nuovi assessori – nominati fuori tempo massimo – non potranno costituire gli uffici di gabinetto e le segreterie particolari per lo svolgimento delle normali funzioni amministrative. Per il governatore Renato Schifani, dunque, c’è l’urgenza massima di accelerare per non ritrovarsi un pezzo di amministrazione pubblica ferma.

Il nodo della questione morale

A questa necessità, dettata dai tempi, si aggiunge l’esigenza, non secondaria per il governatore, di risolvere la questione morale che sta condizionando l’azione di governo mettendo in ombra persino i risultati economico-finanziari raggiunti finora (da 4 miliardi di disavanzo a 5 miliardi di avanzo nei tre anni e mezzo di legislatura), con due assessori – Elvira Amata (FdI) e Luca Sammartino (Lega) – a processo per reati di corruzione, contestati, rispettivamente, dalle Procure di Palermo e Catania.

Il tempo sta per scadere

Se di fronte a questa impellenza i partiti alleati dovessero ancora tergiversare non si esclude che sia il governatore ad agire in prima persona e senza più alcun indugio sui tempi. Per il presidente Schifani, inoltre, è diventato fondamentale inoltre assegnare le due deleghe (funzione pubblica e politiche sociali) assunte a interim 5 mesi fa per le dimissioni degli ex assessori Nuccia Albano e Andrea Messina dopo l’inchiesta della procura di Palermo che ha coinvolto alcuni esponenti della Dc, tra cui l’ex segretario Totò Cuffaro finito ai domiciliari per corruzione e traffico di influenze.


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