PALERMO – “Quello che ho capito dal 23 maggio di tre anni fa, quando sono diventata presidente della Commissione, è che la bellezza e la cultura sono fondamentali per fare la lotta alla mafia. Spesso ce lo dimentichiamo ma la vera rinascita di una città non può che passare dai musei, dai giovani, dalla consapevolezza che il lavoro delle forze dell’ordine contro la mafia è possibile grazie alla mobilitazione popolare”. Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, durante l’incontro “La cultura della rinascita e l’impegno nel presente: 57 parole nuove”, organizzato nella biblioteca Blu dal museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e dall’Agenzia italiana per la gioventù in occasione del 34esimo anniversario della strage di Capaci e del 40esimo anniversario del maxiprocesso di Cosa Nostra.
“Mettere insieme le indagini tradizionali con il “seguire il denaro”, questo lampo di genio di Giovanni Falcone è ancora in tutto il mondo il modo in cui si fanno le indagini sulla criminalità organizzata. È così che si stana la mafia. È un’eredità di cui dobbiamo andare particolarmente orgogliosi”, ha concluso.
“Giovanni Falcone si occupava di appalti ed è evidente'”
“Se mafia-appalti ha una sua rilevanza anche nella strage di Capaci? Noi stiamo lavorando su questo e una volta finito il lavoro faremo una relazione in merito a quanto emerso. C’è però una certezza, che viene dai documenti che ho desecretato, ossia che Giovanni Falcone si occupasse di appalti e questo è evidente nelle carte, nei discorsi, nelle interviste pubbliche e nell’evidenza della lotta alla criminalità organizzata. Quest’ultima, allora come oggi, ha due gambe principali: il traffico di droga e l’utilizzo di appalti, per lo più pubblici, per fare soldi e per infiltrarsi nella pubblica amministrazione”. Lo ha detto Chiara Colosimo, presidente della commissione nazionale Antimafia, parlando con i giornalisti a margine di una conferenza a Palermo.
“Non credo nell’ipotesi dei cani sciolti”
“Non credo all’ipotesi di cani sciolti in una città come Palermo. Credo che qui, come in altre città d’Italia, sta succedendo un fenomeno preoccupante, cioè quello delle giovani generazioni che hanno molto meno timore della reazione dello Stato. Quindi i giovani alzano il tiro e lo fanno con la copertura di vecchi boss. Questo perché il ritorno sul territorio di grandi boss sta combaciando con la volontà delle nuove leve di farsi notare”. Lo ha detto Chiara Colosimo, presidente della commissione nazionale Antimafia, parlando con i giornalisti.
“Questi due fattori – ha proseguito – dal punto di vista della commissione parlamentare vanno attenzionati, perché una cosa è la richiesta di pizzo, purtroppo ancora presente in un silenzio generale, ma dall’altro lato l’utilizzo così spregiudicato di armi e anche la rivendicazione che viene fatta a seguito di questi episodi fa pensare e fa pensare male”, ha concluso.
“La madre del ddl liberi di scegliere è Francesca Morvillo”
“Il ddl bipartisan è oggi più che una proposta, perché è stata calendarizzato per discuterne martedì 26 alla Camera, è stato sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari ed è quindi vicino all’approvazione almeno nel primo ramo del Parlamento. Questa è una straordinaria notizia, perché su questo tema non ci si è divisi. Questa legge ha una madre, che potrebbe essere Francesca Morvillo, e accompagna un percorso anche culturale”.
“Il senso è dire ai più giovani e alle madri dei bambini che c’è un’alternativa – ha proseguito – questa alternativa viene dallo Stato: non soltanto dandovi una possibilità, ma ve la dà anche con tutte le tutele che lo Stato prevede. Come, per esempio, nel caso dei testimoni di giustizia, quindi con il cambio d’identità che mette al sicuro da ritorsioni e permette di ricominciare un’altra vita davvero libera”, ha concluso Colosimo.
Varchi (FdI): “Con ‘Liberi di scegliere’ non erediti la cultura mafiosa ma scegli il tuo destino”
“Nessun bambino deve essere condannato dal contesto in cui nasce, soprattutto quando è segnato da dinamiche criminali e mafiose. Spezzare la trasmissione ereditaria della cultura mafiosa è il cuore della proposta di legge bipartisan ‘Liberi di scegliere’, nata dal lavoro della Commissione Antimafia e della sua presidente Chiara Colosimo, della quale sono relatrice e che martedì approderà in Aula alla Camera”. Lo ha detto il segretario di Presidenza della Camera, Carolina Varchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Giustizia, intervenendo oggi pomeriggio a Palermo al convegno “Liberi di Scegliere”, alla presenza di autorevoli rappresentanti della magistratura, degli uffici giudiziari e del mondo accademico.
“Questa norma mette al centro il superiore interesse del minore, offrendo un’alternativa concreta fatta di scuola, lavoro ed educazione alla legalità. Non basta sottrarre i ragazzi al rischio: occorre accompagnarli verso un futuro possibile, costruito su regole, responsabilità e dignità”.
“Se la mafia si trasmette come un’eredità, lo Stato deve essere lo strumento per interromperla: non erediti il destino, scegli la tua libertà”, ha affermato la parlamentare di Fratelli d’Italia.

“Il progetto – ha concluso la Varchi – si rivolge anche ai familiari che dimostrano una reale volontà di allontanarsi dall’ambiente criminoso, prevedendo percorsi di supporto e reinserimento. Spezzare davvero la catena significa intervenire sull’intero contesto, non solo sui singoli”.
Russo (FdI): “Lo Stato interviene per offrire un’alternativa reale”
“La lotta alla mafia oggi non può limitarsi soltanto al contrasto repressivo, pur fondamentale. Accanto all’azione dello Stato contro patrimoni illeciti, organizzazioni criminali e reti di potere mafioso, esiste una sfida ancora più profonda: impedire che la cultura mafiosa continui a trasmettersi di generazione in generazione”, lo dichiara il senatore e componente della Commissione parlamentare antimafia Raoul Russo.
“Il disegno di legge ‘Liberi di scegliere’ affronta proprio questo nodo cruciale, introducendo un approccio innovativo che mette al centro la tutela dei minori cresciuti in contesti familiari segnati dalla criminalità organizzata. Per la prima volta si riconosce in maniera organica che l’ambiente educativo mafioso può compromettere la libertà e il futuro di un ragazzo tanto quanto altre forme di violenza o disagio. È una norma importante perché non si limita ad allontanare i giovani dai contesti criminali, ma costruisce strumenti concreti di sostegno: percorsi educativi, supporto psicologico, inclusione scolastica, accompagnamento sociale e lavorativo. Lo Stato, dunque, non interviene soltanto per reprimere, ma per offrire un’alternativa reale”.

“Particolarmente significativa è anche l’attenzione verso quei familiari, soprattutto madri e giovani adulti, che scelgono di rompere con il contesto mafioso pur senza intraprendere percorsi di collaborazione giudiziaria. Sostenere queste scelte significa rafforzare la parte sana della società e interrompere la trasmissione culturale della mafia dentro le famiglie. Contrastare le mafie significa infatti guardare al futuro, impedendo che le organizzazioni criminali possano continuare a riprodurre il proprio potere attraverso i legami familiari e culturali. Ed è proprio sulla libertà dei più giovani che si misura la forza autentica dello Stato. Un progetto concreto che ha registrato il consenso di tutte le forze politiche presenti in Commissione antimafia”.

