PALERMO – Il caso è chiuso. L’omicidio di Salvatore Zangara, vittima innocente di una guerra di mafia, resta senza colpevoli. Nel registro degli indagati erano finiti Giovannello Greco e Domenico Saputo. Il giudice per le indagini preliminari Antonella Consiglio ha archiviato l’inchiesta.
Greco, boss dei “perdenti”
Greco, 70 anni, (difeso dall’avvocato Carmelo Franco) originario della borgata di Ciaculli, faceva parte della vecchia mafia palermitana che provò a resistere alla carneficina dei corleonesi di Totò Riina. II boss una quindicina di anni fa ha finito di scontare il suo debito con la giustizia e oggi vive in Spagna.
Saputo, nato a Cinisi 77 anni fa, difeso dall’avvocato Giuseppe Seminara, era stato coinvolto e assolto in un vecchio processo per mafia.
Zangara vittima innocente
La sera dell’8 ottobre del 1983, Salvatore Zangara era in piazza a Cinisi, assieme ad alcuni amici. Un commando arrivò a bordo di una Renault 5. L’obiettivo dei killer erano il boss Procopio Di Maggio, che aveva appoggiato la mattanza corleonese, e il figlio Giuseppe. Zangara fu raggiunto dai colpi mortali. Aveva 52 anni. Altre due persone, Francesco Lo Bello e Salvatore Giambanco, pure loro estranee alle logiche mafiose, rimasero ferite.
Don Procopio è morto nel 2016 all’età di 100 anni. Era scampato all’attentato del 1983 e in quello successivo nel 1991. Condannato al maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino, uscì indenne dall’accusa di aver ordinato una ventina di omicidi. Il figlio Gaspare è al carcere duro. L’altro figlio Giuseppe è stato inghiottito dalla lupara bianca.
Il pentito è inattendibile
Zangara era un onesto cittadino che nulla aveva a che fare con quella sporca guerra di mafia. Lavorava all’Asp di Carini ed era titolare di laboratorio di analisi a Cinisi.
La Procura aveva chiesto già una volta l’archiviazione, ma il Gip ordinò un supplemento di indagini. Al termine delle quali non sono stati trovati elementi nuovi, né riscontri alle dichiarazioni del pentito Salvatore Palazzolo. È il solo che li ha indicati come componenti del commando che entrò in azione in piazza Vittorio Emanuele Orlando, nonostante fra Carini e Cinisi negli anni ci siano stati diversi collaboratori di giustizia a conoscenza di fatti di sangue.
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Le dichiarazioni di Palazzolo su Saputo erano state ritenute inattendibili già nel processo per mafia denominato “Tempesta” ed arrivò l’assoluzione sia in primo che in secondo grado. Palazzolo lo tirò in ballo per alcuni omicidi. Solo che Saputo non poteva avervi partecipato visto che era certa la sua presenza lontano dalla Sicilia, a Carpi, mentre venivano commessi. Uno di questi omicidi avvenne il 4 dicembre 2983, ma Saputo era stato arrestato (per la vicenda che si chiuse con l’assoluzione) il precedente 28 novembre.
Ora l’archiviazione per Greco e Saputo su richiesta dalla stessa Direzione distrettuale antimafia di Palermo e nonostante l’opposizione dei familiari della vittima. Scrive il Gip: “Le indagini hanno dato esito negativo, non si prospetta alcuna ragionevole ipotesi di prosecuzione di ulteriori indagini”.




