PALERMO – Tra il giudizio di parifica che spetta alla Corte dei conti e l’approvazione del rendiconto da parte dell’Ars “non c’è sovrapposizione”: si tratta di due momenti distinti e non vincolanti ai fini delle decisioni della politica che quindi può andare avanti con le sue scelte pur dovendo sempre rispettare “l’equilibrio di bilancio”. Dalla lettura del Defr 2027-2029, predisposto dal governo regionale e approvato nei giorni scorsi dall’Ars, emerge una novità sostanziale che può rappresentare una svolta nella gestione delle casse regionali, dando la possibilità al governo di utilizzare al meglio l’avanzo-monstre che si prospetta all’orizzonte.
La sentenza della Corte costituzionale
In una Regione che si è messa alle spalle il disavanzo e che ora conta le cifre in positivo, con un avanzo che supera i cinque miliardi di euro, il problema diventa la velocità con cui potranno essere adottate le decisioni future per consolidare la crescita dell’Isola. Un interrogativo che il governo regionale si è posto, trovando una via d’uscita tra le pieghe di una sentenza del 2022 con cui la Corte costituzionale si era espressa rispetto ad un conflitto d’attribuzione promosso dalla Regione nei confronti dello Stato
I tempi della Corte dei conti e quelli della politica
Tutto ruota attorno alla distanza che intercorre tra l’individuazione dell’avanzo di amministrazione, e quindi di una quantità di soldi da potere utilizzare per la crescita, e il giudizio di parifica della Corte dei conti che certifica la possibilità di spendere effettivamente quelle risorse. Alla Regione hanno visto nella sentenza della Consulta una possibile via d’uscita per accelerare i processi decisionali.

Regione e Corte dei conti, “due sfere distinte”
Secondo la Corte costituzionale, la cui sentenza viene citata espressamente all’interno del Defr, “le sfere di competenza della Regione e della Corte dei conti si presentano distinte e non confliggenti”. Una decisione che ha una doppia lettura: il controllo contabile della Corte “non può arrestarsi” davanti all’approvazione dei nuovi rendiconto da parte dell’Ars ma, al tempo stesso, le verifiche dei giudici contabili “non incidono sulla potestà legislativa” del Parlamento. La decisione della Corte dei conti sulla parifica, quindi, “non modifica il contenuto della legge regionale, non ne sospende l’efficacia e non si sostituisce alla valutazione politica dell’organo legislativo”.
Nella cornice disegnata dalla Corte costituzionale, secondo la Regione, l’emissione del giudizio di parifica da parte della Corte dei conti resta “un presidio essenziale di legalità contabile, certezza dei saldi e tutela degli equilibri di bilancio”, tuttavia “non si configura come condizione indefettibile per l’approvazione delle leggi di rendiconto”.
La novità della sentenza della Corte costituzionale
Tradotto in altri termini: la Regione non è costretta ad attendere il giudizio di parifica per approvare in Giunta e trasmettere all’Ars i bilanci consolidati dai quali emergono gli eventuali avanzi d’amministrazione su cui poggiare le scelte politiche future.
Le mosse del governo e l’avanzo di amministrazione
A Palazzo d’Orleans, infatti, dopo l’approvazione del Rendiconto 2022 che ha sbloccato 264 milioni di euro, il governatore Renato Schifani e l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino pensano già alle prossime mosse. Entro l’autunno al Corte dei conti dovrebbe dare la parifica ai numeri del 2024 che certificano un avanzo di circa due miliardi di euro. Il governo, però, lavora già sul 2025. Il documento relativo allo scorso anno, infatti, potrebbe rilevare una capacità di spesa ulteriormente allargata: ai 5,2 miliardi di avanzo si aggiungeranno gli 1,8 miliardi derivanti dalla cancellazione del Fondo anticipazioni di liquidità per un totale di sette miliardi.
Una cifra enorme che il governo Schifani intende utilizzare per una fase 2 che veda il consolidamento del rilancio economico e il decollo definitivo dell’economia regionale. Un piano ambizioso che però richiede velocità di esecuzione per non perdere il terreno guadagnato finora.
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Su questo punto, quindi, interviene l’interpretazione della sentenza della Corte costituzionale. “La programmazione finanziaria, per produrre effetti reali, deve poter operare in tempi coerenti con le esigenze dell’economia, degli enti territoriali, delle imprese e delle famiglie”, si legge sul Defr. Davanti a questa situazione, la politica è chiamata a “restituire tempestivamente all’economia regionale il dividendo fiscale generato dalla crescita”.
Per questo motivo il governo intende valutare “soluzioni che consentano di preservare la correttezza dei saldi” ma “senza comprimere la capacità della Regione di utilizzare, in modo tempestivo e produttivo le risorse disponibili per sostenere investimenti, crescita e coesione sociale”. Avanti con la spesa, quindi, senza intaccare il ruolo della Corte dei conti, con cui Palazzo d’Orleans ha ricostruito un rapporto di fiducia e reciproco rispetto dopo le burrasche del passato.




