Sant'Agata, il cardinale Parolin a Catania: un segno per il futuro

Sant’Agata, il cardinale Parolin a Catania: un segno per il futuro

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L'incontro

Catania ha accolto il cardinale Pietro Parolin come si accoglie un segno. La sua presenza per il 900° anniversario della traslazione delle reliquie di Sant’Agata è stata una scelta precisa di Papa Leone, che ha voluto il suo Segretario di Stato qui, in una città dove la memoria non è un esercizio museale ma una forza civile. È come se il Papa avesse intuito che, in questo momento storico, Catania potesse parlare alla Chiesa e al mondo con la voce di una giovane martire che continua a generare futuro.

Parolin lo ha detto con una sincerità che non appartiene ai discorsi di circostanza: era “colpito dal legame tra una città e una giovane martire”. Colpito, cioè raggiunto. Perché a Catania il martirio non è un simbolo remoto, è una storia che continua a interrogare, soprattutto i giovani. Questo, per un uomo che vive ogni giorno immerso nelle tensioni globali, non è un dettaglio: è una rivelazione.

La Segreteria di Stato è il luogo dove la Santa Sede ascolta le ferite del mondo e cerca strade di dialogo. Parolin, che attraversa crisi e negoziati con la pazienza dei costruttori di ponti, ha trovato a Catania una città che non si rassegna alla violenza, che non smette di chiedere pace, che custodisce una memoria capace di unire le generazioni.

Il professor Andrea Riccardi, che della pace ha fatto una vocazione, ha scritto che “il martirio è la forza mite che cambia la storia senza usare la storia come arma”. È una frase che sembra descrivere ciò che il cardinale Parolin ha visto qui: una giovane che non ha combattuto, ma ha resistito; che non ha imposto, ma ha testimoniato; che non ha lasciato odio, ma un’eredità di pace.

In questo orizzonte, la scelta del Papa di affidare nuovamente al cardinale Matteo Zuppi la missione in Ucraina si intreccia con la visita di Parolin a Catania. Da qui, dalla città di Agata, guardiamo con fiducia alle iniziative del Pontefice: non perché ingenui, ma perché consapevoli che la pace nasce da gesti concreti, da presenze che non si tirano indietro, da uomini che accettano di camminare nelle zone d’ombra della storia, capaci di superare gli schieramenti tipici della guerra e di individuare nella ricerca della pace la via terza, la via maestra che restituisce vita nei luoghi bombardati da sentimenti di morte.

Il cardinale Zuppi, con il suo stile diretto e umano, è uno di questi uomini e la sua missione in Ucraina, sostenuta dalla Segreteria di Stato, è un segno che la Chiesa non vuole abbandonare i popoli feriti alla logica delle armi.

La vita di Sant’Agata, giovane patrizia del III secolo, continua a parlare proprio perché è una storia di libertà. Rifiutò le pretese del proconsole Quinziano e per questo fu torturata e uccisa. La tradizione racconta che il suo velo fermò l’eruzione del 252: un gesto che la città ha letto come protezione, come cura, come presenza, e quando nel 1126 le reliquie tornarono a Catania, la città ritrovò se stessa.

Oggi, quel busto reliquiario – restaurato di recente con una cura che è già un atto di fede – torna a brillare come un ponte tra passato e futuro, tra la giovane martire e i giovani di oggi. Giovanni Paolo II, visitando Catania nel 1994, disse che “la testimonianza dei martiri è una luce che guida i popoli nei tempi difficili”. In questi tempi, segnati da guerre che sembrano non finire mai, sono difficili davvero, per questo, la preghiera per la pace diventa un gesto necessario.

A Catania, come in ogni luogo dove la Comunità di Sant’Egidio si ritrova, una volta al mese si prega per la pace ricordando uno ad uno i nomi dei paesi in guerra. È una liturgia della memoria e della responsabilità: non si prega genericamente, si prega per popoli concreti, per storie ferite, per conflitti che non devono diventare abitudine.

Monsignor Luigi Renna, vescovo di Catania, lo ripete spesso: “Agata parla ai giovani perché è giovane. La sua libertà è un invito a non vivere da spettatori della storia.” I giovani, infatti, sono il cuore di questa città e del suo futuro. Lo si vede nelle scuole, nelle parrocchie, nelle associazioni che animano le periferie. Lo si vede nella partecipazione alle celebrazioni agatine, dove la fede diventa anche responsabilità civile.

La presenza di Parolin, allora, più che una prestigiosa visita può essere vissuta come una responsabilità ovvero che Catania, attraverso Agata, custodisce una forza della quale il mondo oggi ha disperatamente bisogno di ritrovare: la forza della testimonianza, che non urla ma convince; che non divide ma unisce; che non si impone ma attrae.

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Forse è questo il messaggio più profondo del 900° anniversario che oggi celebriamo: una giovane martire continua a parlare alle generazioni, continua a chiedere pace, continua a ricordare che la libertà è un bene fragile e prezioso.

Catania, con Agata, nella Chiesa universale, oggi lo ricorda al mondo come un servizio di memoria e testimonianza. W la giovane martire Agata!

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