PALERMO – “L’umanità intera aspira alla pace, ha bisogno della pace. Di evangelizzatori e di artigiani di pace che siano capaci di strapparci alla cultura dell’odio e di formare alla compassione”. Lo ha detto l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, nell’omelia per la messa celebrata per la Solennità di Santa Rosalia, patrona del capoluogo siciliano.
“Il Vangelo mette in cammino. Apre strade nuove. Dinnanzi allo scempio e alla disumanità delle guerre che stanno compromettendo la convivenza pacifica della famiglia umana, volute o assecondate da sedicenti dominatori del mondo sempre più narcisisti e deliranti, e dinnanzi ai respingimenti dei migranti che stanno trasformando il Mare Nostro in un immenso cimitero”, ha aggiunto monsignor Lorefice.
“Da questo Santuario – ha proseguito – facciamo nostre le parole Giovanni Paolo II rivolte ai Capi e rappresentanti delle Chiese cristiane e comunità ecclesiali e delle religioni mondiali riuniti ad Assisi il 27 ottobre 1986 per una giornata mondiale di preghiera per la pace: ‘Noi affidiamo la causa della pace specialmente ai giovani. Possano i giovani contribuire a liberare la storia dalle false strade in cui si svia l’umanità’”.
Nella sua omelia l’arcivescovo di Palermo ha ricordato Santa Rosalia, definendola “donna della preghiera, unita a Cristo, che sosteneva la sua Chiesa palermitana perché fosse liberata dalla peste della divisione e della logica mondana, purificata dai pregiudizi, dall’inimicizia, dalla mondanizzazione, dalle gelosie e invidie così da divenire sempre più segno di unità e di pace, fermento dei valori evangelici e delle Beatitudini nella città degli uomini”.
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“Mentre saluto con cordialità tutti i servitori delle Istituzioni civili, militari e accademiche, ringrazio l’ambasciatore dell’Ucraina presso la Santa Sede Andrii Yurash – ha detto ancora Lorefice – per essere venuto come pellegrino di pace, in occasione della scopertura della lapide recante la traduzione in lingua ucraina delle due lapidi preesistenti”.
Il Santuario, ha aggiunto l’arcivescovo, citando Goethe, è il “promontorio più bello del mondo” e “continua a dare voce a Rosalia donna di pace e di concordia, lei che in questa grotta ha vissuto unita sponsalmente a Cristo nostra pace”.




