PALERMO – Si ha la netta sensazione che non resterà uno dei tanti incendi dolosi che distruggono ogni anno la Sicilia.
Non è stato il gesto di un piromane o di un folle che per divertimento o per chissà quale scellerata ragione ha appiccato le fiamme che hanno ucciso Salvatore Giglia a Ciminna, mentre tentava di arginare l’avanzata del fuoco verso la sua casa. Chi lo ha fatto aveva un obiettivo ben preciso. Non a Ciminna ma in un Comune vicino, poi l’incendio è avanzato nelle montagne dei paesi limitrofi.
La Procura di Termini Imerese, guidata da Angelo Vittoria Cavallo, segue delle piste concrete sull’autore e sulle modalità, ma serve prudenza.
Nel frattempo i carabinieri raccolgono testimonianze, si lavora all’acquisizione di immagini satellitari e si studia la traiettoria dei venti e la linea del fuoco di quel maledetto 29 agosto.
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Il sindaco di Ciminna Vito Filippo Barone ha presentato una denuncia, puntando il dito contro la macchina dei soccorsi. “Siamo stati lasciati da soli ad affrontare l’emergenza”, ha detto il giorno del funerale del ventiseienne.
Anche su questo fronte si muovono le indagini. Prima, però, bisogna accertare le cause del rogo. Se, come pare, fosse doloso cambierebbe il quadro delle responsabilità amministrative. Una cosa è fronteggiare un incendio, altra cosa avere a che fare con la mano malvagia dell’uomo.




