Sorride don Sergio, uno di quei sorrisi caldi che al telefono non si vedono, ma si avvertono, tra un lieve cambiamento della voce e connessioni misteriose. Un sorriso che ti batte una mano sulla spalla, familiare, per chi lo conosce.
“Sono un prete, sono sempre in giro, non posso mica stare fermo! – dice -. Ma io conosco i miei limiti. Il mio padre spirituale non ha nemmeno bisogno di ripetermelo: ‘Pino Puglisi è Pino Puglisi, tu sei tu’”. Tutte le strade, se sono del cuore, in modo singolare, portano alla verità.

Il parroco di Brancaccio racconta
Don Sergio Ciresi, direttore della Caritas diocesana, parroco di Brancaccio, è stato inviato dallo sguardo lungo di un arcivescovo – monsignor Corrado Lorefice, ‘don Corrado’ – che aveva capito, dopo la dipartita del grande don Maurizio, che ci voleva uno come lui. Uno capace di entrare ovunque con la sua empatia.
Oggi sono trentatrè anni dall’ultimo sorriso del beato Pino Puglisi. Palermo lo ricorda con la Messa in Cattedrale. Celebra il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli. Dopo, sempre in Cattedrale, la presentazione del libro “Il Vangelo per le strade. Discorsi alla città di Palermo” (Ed. Il pozzo di Giacobbe) dell’arcivescovo di Palermo.
“Bisogna creare fiducia”
“Sono qui da quasi un anno – racconta don Sergio –. Sono arrivato a San Gaetano il 21 ottobre del 2025, in occasione della memoria liturgica del beato Puglisi (nella foto l’abbraccio con Lorefice). Mi trovo molto bene, la comunità mi ha accolto a braccia aperte. E’ importante aprirsi al territorio, collaborare con le associazioni, con la scuola, con le altre parrocchie. E’ necessario costruire relazioni”.
“Come dicevo sono un prete, non sto mai fermo – continua don Ciresi – Ho celebrato Messa per strada, con la gente che si affacciava ai balconi. Brancaccio ha bisogno di una presenza costante. Andrò ancora di più casa per casa, nei suoi angoli più remoti e meno conosciuti. Qui ci sono stati dei cambiamenti, ma si rimane in periferia. C’è tanta brava gente dal cuore immenso. Si deve fare di più. Bisogna creare fiducia”.
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La fiducia è un genere di prima necessità, a Brancaccio, come a Palermo. Spesso, per costruirla, basta un sorriso invisibile che ti viene a cercare.
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