PALERMO – Diventa definitiva la condanna a un anno e cinque mesi di reclusione per Pino Maniaci, accusato di diffamazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal giornalista, chiudendo il procedimento per alcune diffamazioni contestate per le trasmissioni di Telejato andate in onda tra il 2014 e il 2015.
Le accuse
Al centro del procedimento ci sono le dichiarazioni di Maniaci su amministratori e giornalisti del territorio. In particolare, il giornalista era accusato di avere diffuso durante una trasmissione il contenuto di una lettera anonima diffamatoria nei confronti dell’allora sindaco di Borgetto Gioacchino De Luca, del vicesindaco Vito Spina e della presidente del Consiglio comunale Elisabetta Liparoto. Le parti civili erano rappresentate dagli avvocati Salvatore Bonnì, Salvatore Citrano e Maria Paola Polizzi.
Gli altri episodi
Un altro episodio riguardava invece alcuni giornalisti e il pittore Gaetano Porcasi, destinatari, secondo l’accusa, di espressioni denigratorie pronunciate durante il telegiornale di Telejato, con riferimenti al loro impegno nel campo dell’antimafia.
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La vicenda giudiziaria era nata nel 2016, quando Maniaci era stato coinvolto in una più ampia inchiesta della Dda di Palermo. Il giornalista era accusato anche di estorsione nei confronti di alcuni amministratori locali, ma per questa contestazione è stato assolto, con sentenza confermata dalla Corte d’appello di Palermo.
Maniaci è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e a risarcimenti alle parti civili. La condanna dovrà essere messa in esecuzione, ma essendo inferiore ai quattro anni Maniaci potrà scontarla con misure alternative alla detenzione.




