Palermo, pronto intervento microspie: così i boss trovano le cimici

Pronto intervento microspie: boss e picciotti in fila per bonificare le moto

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Racconti di mafia a Brancaccio

PALERMO – Il meccanico offriva un servizio fondamentale per la prosecuzione delle attività criminali. Parola del pentito. Mafiosi, estorsori, spacciatori: chiunque avesse il motivato sospetto di poter essere intercettato correva dal “meccanico di piazza Scaffa”. Il riferimento di Alessio D’Agostino, neo collaboratore di giustizia, è a Ignazio Testa, il quale aveva dato prova di competenza.

“Lui ha trovato la microspia dentro l’Sh di Carmelo Sacco”, braccio destro del capomafia di Brancaccio Nino Sacco. Sono zio e nipote e sono stati arrestati lo scorso aprile. Il ritrovamento della microspia – episodio realmente accaduto – viene collocato fra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.

D’Agostino stava mangiando un panino quando “è arrivato Capizzi dicendo che Ignazio aveva trovato la microspia… erano tutti preoccupati per il ritrovamento”. Non a tal punto da fermare gli affari proseguiti per più di un anno intero.

Nell’officina in piazza Scaffa iniziò il viavai per il controllo di scooter e motociclette. “… è una cosa normale, ho fatto controllare anche il mio motore alcune volte e poi tutto il quartiere se lo fa controllare…”, aggiunge D’Agostino in uno dei verbali resi al pubblico ministero Francesca Dessì della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

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Bastava notare qualcosa di anomalo: “Quando a uno gli viene il pensiero che trova la batteria o l’orologio a motore con 5 minuti in più, 10 minuti in più… ci porta il motore… a me personalmente non mi ha fatto pagare, Carmelo Sacco non penso proprio l’abbia fatto pagare… penso che dagli altri si faccia pagare però non so quanto”.

Lo stratagemma sarà servito a nascondere qualcosa, ma non ad evitare il blitz. Il boss Sacco, il nipote e gli altri picciotti di Brancaccio sono finiti in carcere.


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