PALERMO – Qualcuno a Brancaccio non ha gradito il ritorno al potere del boss Nino Sacco. Le indagini di carabinieri e poliziotti svelano il malcontento che covava sottotraccia. Colpa del carattere del settantenne boss, ma anche della scelta di nominare come suo alter ego il nipote Carmelo, 37 anni, considerato troppo giovane per dare ordini alla vecchia guardia.
Le parole del pentito sul boss Sacco
Sul carattere di Sacco ha reso dichiarazioni il collaboratore di giustizia Rosario Montalbano. Ha raccontato un episodio avvenuto prima che Sacco venisse arrestato nel 2011. Il boss, uno dei triumviri che dettavano legge nel feudo dei fratelli Graviano, convocò una riunione. Disse che era stato autorizzato dal fratello di fratello del Totò Riina, Gaetano, a diventare il nuovo capo.
“Era un dittatore come Hitler”, ha riferito Montalbano. Seppe che qualcuno voleva farlo fuori. “Avevano il motore pronto, lo volevano proprio abbattere”. Il riferimento sembra essere ad un agguato. L’arresto di Sacco potrebbe avergli salvato la vita oppure ha evitato una sanguinosa guerra per il potere.
Potere che il settantenne boss si sarebbe ripreso all’indomani della sua scarcerazione del maggio 2024. Meno di un anno dopo è stato di nuovo arrestato. La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha fatto in tempo a raccogliere materiale per l’accusa.
“Noi abbiamo fatto l’inferno”
Compresi i malumori di chi vedeva nel comportamento del nipote Carmelo una decisa mancanza di rispetto. Il 15 ottobre 2024 gli investigatori hanno intercettato Pietro Tagliavia e Antonino Marino. Il primo è un esponente della vecchia guardia di corso dei Mille, da anni inserito nel circuito di Cosa Nostra del mandamento di Brancaccio. Marino, invece, si occupava soprattutto di pizzo e droga.
I modi di Carmelo Sacco non gli andavano proprio a genio: “Deve essere sempre come dice lui… la sua parola e la sua parola”, eppure “noi abbiamo fatto l’inferno”. Gente esperta costretta a prendere ordini.
“Il cane rispetta il padrone”
“Il cane rispetta il padrone e tu lo sai che il padrone sono io”, diceva Tagliavia. Nel frattempo Carmelo Sacco avrebbe organizzato riunioni, ripartito i compiti: dal pizzo allo spaccio di droga.
Quando ad agosto 2025 sono stati arrestati Filippo Bruno e Francesco Capizzi per l’estorsione ad un rivenditore di gomme Carmelo Sacco, temendo di essere il prossimo, avrebbe scelto di defilarsi per un po’. Doveva però garantire il funzionamento della macchina. A cominciare dal contributo di solidarietà per le famiglie dei detenuti.
La sera del 4 ottobre 2025 organizzarono una mangiata nel parcheggio di via Salvatore Cappello. Squillò il telefono di uno degli invitati, una donna. Francesco Capizzi era stato autorizzato a telefonare alla moglie. Carmelo Sacco prese lo smartphone. Il detenuto doveva stare tranquillo: ad occuparsi delle spese sarebbe stato lui. Con l’arresto dei Sacco, zio e nipote, la catena di solidarietà si è fermata. Chi prenderà il loro posto?

