Palermo, comunioni e polemiche

Comunioni e polemiche a Palermo: una strada possibile

Lorefice Palermo
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OLTRE LE DIVISIONI
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Anche la Chiesa di Palermo, col suo arcivescovo, monsignor Corrado Lorefice – che la città chiama ‘Don Corrado’ – segue coscienziosamente la via della fede. Cos’altro dovrebbe fare? Il percorso di cinque anni – salito alla ribalta della cronaca – per approdare alle prime comunioni e alle cresime pone l’accento sulla visione essenziale di un momento importante, troppo spesso accantonata.

Il punto di vista che ha motivato la scelta è stato riconfermato in una recente nota. “L’Arcidiocesi desidera ribadire lo spirito di un cammino, avviato nel 2024 dopo anni di confronto, che ha a cuore unicamente il bene delle famiglie – si legge – e si colloca pienamente nel cammino sinodale della Chiesa italiana, così come ricordato dal Santo Padre: ‘L’iniziazione cristiana non può essere pensata solo come una preparazione ai Sacramenti ma come un percorso di maturazione, un vero e proprio itinerario'”.

La nota che ribadisce la decisione

“Comprendiamo le fragilità e le sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia che vivono con fatica questo tempo storico – si legge ancora –. Tuttavia, la proposta che è stata fatta circolare attraverso i social da alcune organizzazioni di categoria di comprimere il cammino di fede in ‘corsi intensivi di catechismo’ per poter celebrare le prime Comunioni già nel 2027, appare indifferente e addirittura contraddittoria rispetto alla natura stessa della riforma così faticosamente e meticolosamente costruita”.

“L’iniziazione alla fede e la celebrazione dei sacramenti attingono unicamente all’orizzonte del Dono – è la conclusione –. Sin dalle loro origini evangeliche… Su questa inderogabile responsabilità la Chiesa di Palermo non intende arretrare, pur confermandosi sempre come una casa dalle porte aperte, in ascolto delle fatiche di chi vive e lavora nella nostra Città, che certamente possono essere affrontate ad altri livelli e valutando soluzioni che coinvolgano altri aspetti della vita comunitaria, in un percorso di confronto tra tutte le istituzioni a cui l’Arcidiocesi si dichiara sin d’ora disponibile a partecipare”.

La proposta di Confimprese

Come è noto, ci sono commercianti e famiglie che stanno protestando in calce alla dilatazione dei tempi. Giovanni Felice, presidente di Confimprese, si è fatto portavoce di un disagio, quantificando un ‘danno’ di milioni, di mancati guadagni per l’indotto che trae linfa dalle feste a corredo della cerimonia sacra.

L’associazione ha proposto: “un percorso transitorio intensivo destinato ai bambini più grandi, che saranno i primi a completare il nuovo ciclo di preparazione. Si tratta di rendere possibile la ripresa delle celebrazioni della prima comunione nel 2027”. La nota della Curia risponde.

“Non entriamo nel merito, ma…”

“Noi non entriamo nel merito delle scelte della Chiesa – dice Felice a LiveSicilia.it -. La nostra idea parte dall’esigenza di venirsi incontro, superando la transizione, per poi andare a regime. Vorremmo una occasione serena di confronto con l’arcivescovo, per dialogare. Abbiamo spostato al 5 ottobre un sit-in previsto per questi giorni, dopo la mediazione del sindaco Lagalla che ringraziamo, proprio perché non cerchiamo la polemica”.

Dice Valentina Gambino, imprenditrice del settore: “Ho un confettificio. Noi non siamo mercanti nel tempio, rispettosamente stiamo al nostro posto, con dignità. Non diciamo alla Chiesa cosa deve o non deve fare. Ma è vero che abbiamo dei problemi gravissimi”.

“Io ho registrato un calo complessivo, dall’oggi al domani, del quaranta per cento – continua, con un nodo in gola che si percepisce -. Sono situazioni che mettono in ginocchio tanti colleghi commercianti che non possono pagare le tasse, che non riescono a coprire le spese per i mancati introiti. E’ una questione reale, non un capriccio. Ci sono famiglie che hanno espresso il loro smarrimento. Ponendoci, lo ripeto, col massimo rispetto, è possibile essere ascoltati?”.

Una strada possibile

La strada possibile, dunque, rimane quella dell’ascolto reciproco, mai negata dalla Chiesa e cercata, secondo le parole che abbiamo riportato.

Un cammino per mettere insieme domande e risposte, per puntualizzare una comunicazione con le ‘porte aperte’, che risulterebbe, invece, più difficile in un contesto di incomprensioni.

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