“Il 70% delle malattie emergenti e riemergenti è di origine zoonotica, cioè viene trasmesso dagli animali all’uomo direttamente o attraverso vettori come zanzare, zecche e flebotomi”. Lo dice il professore Antonio Cascio, direttore dell’unità malattie infettive e centro regionale di riferimento Aids del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, nonché consigliere nazionale di Simit, a margine del XXVII congresso regionale di Simit Sicilia, società italiana di malattie infettive e tropicali, che si svolge oggi a Palermo. Tra le malattie emergenti rientrano quelle che possono comparire attraverso il cosiddetto spillover, il salto di specie.
“Un virus che normalmente infetta una determinata specie animale può acquisire, attraverso mutazioni o ricombinazioni, la capacità di infettare l’uomo – continua Cascio – È un fenomeno che si è verificato nel corso della storia con diverse infezioni, tra cui il morbillo e l’Hiv, quest’ultimo un virus delle scimmie”. Diverso è il caso delle malattie riemergenti, che tornano a diffondersi dopo essere state portate sotto controllo.
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Cascio sulle malattie trasmesse dalle zanzare in Sicilia
“Un esempio emblematico è il morbillo – afferma il professore – La disponibilità del vaccino aveva consentito di ridurne drasticamente la circolazione, ma la diminuzione delle coperture vaccinali ha favorito la ricomparsa dei casi. Per mantenere il morbillo sotto controllo è necessario raggiungere una copertura del 95% anche per la seconda dose. Cresce inoltre l’attenzione per le malattie trasmesse dalle zanzare. In Italia la West Nile rappresenta una delle principali infezioni emergenti trasmesse da vettori, in Sicilia non abbiamo avuto casi nel 2026, mentre la dengue, tradizionalmente considerata una malattia tropicale, ha fatto registrare anche episodi di trasmissione autoctona. Il meccanismo è possibile quando una persona infetta di ritorno da un’area dove il virus circola viene punta dalla zanzara tigre, che può successivamente trasmettere il virus ad altre persone. Analoga attenzione riguarda la chikungunya, che può provocare febbre e importanti dolori articolari”.
Epidemie, il nodo dei posti letto
La capacità di risposta del sistema sanitario diventa quindi un elemento decisivo. Servono programmazione, sorveglianza epidemiologica, vaccinazioni. “In Sicilia le strutture di malattie infettive operano normalmente con livelli di occupazione elevati e, in caso di una vera emergenza epidemica – dice Cascio -, sarebbe necessario aumentare rapidamente la disponibilità di posti letto, riconvertendo eventualmente altri reparti, come avvenuto durante la pandemia di Covid. In caso di epidemia dobbiamo essere in grado di aumentare rapidamente i posti letto di malattie infettive e di terapia intensiva. Un passaggio che richiede una programmazione preventiva. Il piano regionale esiste, ma deve essere ulteriormente declinato e reso operativo, definendo con precisione tempi, strutture e modalità per la riconversione dei reparti”, conclude il direttore.




