Le accuse all’ex pm Gioacchino Natoli, finito sotto inchiesta per favoreggiamento a Cosa nostra sono infondate. Lo ritiene il gip di Caltanissetta Santi Bologna che ha archiviato il procedimento a carico dell’ex magistrato. Quest’ultimo era accusato di aver insabbiato il cosiddetto dossier mafia-appalti ritenuto, dagli inquirenti nisseni, concausa delle stragi di Capaci e via D’Amelio costate la vita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
“La notizia di reato è infondata alla luce del parametro della ragionevole previsione di condanna”, scrive il gip che entra nel merito delle contestazioni (peraltro ampiamente prescritte visto che i fatti sono del 1991). “Deve ritenersi che Natoli non capì la reale importanza di quell’indagine (su mafia e appalti ndr), proprio perché non ci credeva (motu proprio o consigliato da terzi) e/o non era capace di valorizzarla e si limitò a investigare il meno possibile”, aggiunge il magistrato.
La posizione di Pignatone
Inoltre, a parere del giudice, non sono emerse prove di rapporti tra Natoli e l’imprenditore mafioso Antonino Buscemi che sarebbe stato, secondo l’accusa, tra quelli ‘favoriti’ dall’insabbiamento dell’inchiesta. L’indagine coinvolgeva anche l’ex pm Giuseppe Pignatone, anche lui accusato di favoreggiamento alla mafia. La sua posizione è stata archiviata ma per insufficienza di prove.
Stragi ’92, le contestazioni a Natoli
“Non vi è prova di qualsiasi accordo, anche implicito tra il dott. Natoli e il dott. Pignatone.- prosegue Bologna – Anzi, i rapporti (sia personali che associativi), nemmeno cordiali tra i due magistrati, rappresentano un ulteriore elemento che depotenzia la tesi di qualsivoglia accordo (ancorché tacito) illecito tra i due.” Per il terzo indagato, il generale Stefano Screpanti, all’epoca dei fatti capitano per il gip c’è contraddizione tra elementi a carico e discarico.
“Diritto alla verità prevale sul principio della prescrizione”
“Se è vero che il decorso del tempo trascorso deve importare l’oblio su determinate vicende, vi sono avvenimenti epocali, legati a delitti imprescrittibili (e le stragi di Capaci e via D’Amelio ne sono esempio paradigmatico) che richiamano all’accertamento del ‘diritto alla verità… un fondamentale diritto della persona umana nell’ambito del quale si fondono, fino a modificarsi geneticamente quando entrano in contatto, sia la prospettiva individuale – delle vittime e dei loro familiari – che quella collettiva”. Lo scrive il gip di Caltanissetta Santi Bologna.
L’indagine era stata aperta dalla procura nissena. Si ipotizzava che i tre, agli inizi degli anni ’90, a vario titolo, avessero insabbiato gli accertamenti sulle infiltrazioni mafiose negli appalti per favorire gli interessi di imprenditori vicini a Cosa nostra. L’attività investigativa si inquadrava nell’ipotesi che il cosiddetto dossier-mafia appalti fosse una delle concause delle stragi costate la vita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il reato di favoreggiamento contestato agli indagati era ampiamente prescritto. Un aspetto sottolineato dalle difese che, richiamando la Consulta, hanno sostenuto che, indagando su un reato prescritto appunto, la Procura avesse violato un diritto costituzionale . Ma il gip replica sul punto.
“Quest’ultima (la prospettiva collettiva ndr) – spiega il gip – chiama all’appello tanto lo Stato-persona (obbligato a indagare, condurre i processi, adottare misure ripristinatorie e repressive nei confronti dei responsabili), quanto lo Stato-collettività, al cui interno viene emergendo un bisogno diffuso di conoscenza di fatti che costituiscono parte delle ragioni di identità dello Stato stesso” . “In applicazione delle superiori coordinate ermeneutiche – conclude – si ritiene che il P.M. non abbia violato alcun diritto costituzionale dei dottori Pignatone e Natoli”.
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Tra quanti hanno sempre creduto nell’infondatezza delle accuse rivolte a Gioacchino Natoli c’è Maria Falcone. “Conosco Gioacchino Natoli da una vita, so perfettamente che uomo è e che magistrato è stato e ne conosco la rettitudine e l’amore per le istituzioni”, aveva detto la sorella del magistrato ucciso dalla mafia a Capaci nel ’92.
“Da uomo delle Istituzioni, per oltre due anni il dott. Natoli ha volutamente scelto di non commentare l’infamante indagine a suo carico, attendendo che un giudice si pronunciasse sull’accusa di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra incredibilmente ipotizzata dalla Procura di Caltanissetta – spiega l’avvocato Fabrizio Biondo -.
Oggi l’ipotesi di favoreggiamento aggravato alla mafia è stata archiviata nel merito dal Gip, testualmente affermando che :non sono emersi rapporti di nessun tipo con Buscemi Antonino o soggetti a lui vicini’, cioè con i mafiosi che secondo l’accusa avrebbe favorito. Il Gip, ristabilendo la verità dei fatti, ha altresì accertato che il dott. Natoli ‘era effettivamente e affettivamente legato’ al dott. Paolo Borsellino, per la cui sicurezza aveva manifestato ‘articolare preoccupazione’ e nei cui confronti aveva tenuto, in particolare in relazione alla discussa vicenda dell’assegnazione del pentito Gaspare Mutolo, un ‘comportamento leale’”.




