SIRACUSA – Chi è stato al santuario della Madonna delle lacrime di Siracusa la conosce. È quella vasta ipotesi di area archeologica in piazza della Vittoria, sempre mortificata però da sterpaglie e degrado, che corrisponde al tempio a Demetra e Kore del V secolo avanti cristo. Un ritrovamento che risale agli anni 70, proprio al periodo degli scavi per la costruzione del vicino santuario. Stamattina, con un provvedimento disposto dal Gip Andrea Migneco, su richiesta del sostituto procuratore Marco Di Mauro, che con il coordinamento del procuratore Francesco Paolo Giordano conduce l’indagine, la procura aretusea ha disposto il sequestro dell’area archeologica.
Indagati per il reato di danneggiamento al patrimonio archeologico storico e artistico nazionale, il vicesindaco e assessore ai Beni culturali Francesco Italia e il dirigente responsabile dello stesso settore, Rosaria Garufi. Sotto la lente d’ingrandimento della Procura, dunque, sono finite la mancata vigilanza e la tutela del sito. L’indagine è partita da un esposto dei residenti di piazza della Vittoria: nella segnalazione dei cittadini, recepita dalla Procura, “la grave situazione di degrado dell’area archeologica – si legge nel provvedimento giudiziario – dove sono stati riportati alla luce i resti antichi di un recinto sacro e di un tempio risalente al VI-V sec. a.c., a suo tempo realizzato da Gelone come ringraziamento per la vittoria di Imera sui Cartaginesi”.
L’autorità giudiziaria ha evidenziato il principio secondo cui “la funzione di vigilanza e di tutela di un bene immobile di notevole importanza monumentale non afferisce al profilo di discrezionalità del proprietario, ma piuttosto a ben specifici obblighi giuridici di agire, che si traggono agevolmente dalla disciplina penale, da quella civile e infine da quella amministrativa che affida compiti e poteri alla pubblica amministrazione in virtù del fondamentale principio di rango costituzionale di tutela del patrimonio storico e artistico del paesaggio della nazione”. In pratica, secondo l’indagine della Procura, un ente proprietario di tale ricchezza non può scegliere o meno se vigilare su di essa e tutelarla, ma ha l’obbligo giuridico di farlo. Da qui l’indagine che ha raggiunto l’assessore Italia e la dirigente Garufi e il provvedimento di sequestro a tutela dell’antico tempio “dal rischio di pericolo di lesione dei beni, derivanti dalle erbacce che coprono il sito, laddove il rischio di una infestazione o di un incendio è altamente probabile”.
La custodia giudiziaria del sito è stata affidata al sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo, affinché ne curi manutenzione e bonifica. Sorpreso e dispiaciuto l’assessore Italia per l’accusa di danneggiamento al patrimonio archeologico storico e artistico nazionale: “Devo dire che se questo è il modo per sollevare quanto sta accadendo a causa del comportamento della Regione Siciliana, ben venga. Ci sono fiumi di inchiostro e articoli di giornale che attestano i miei appelli alla Regione siciliana che dal 2014 ha bloccato i fondi dello sbigliettamento del parco archeologico: quei fondi servivano al Comune proprio per la manutenzione di tutte le aree archeologiche”. Quelle trattenute ammonterebbero a 1,7 milioni di euro.

